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“Sembrava un cinghiale”. Uomo si costituisce per l’omicidio del prete

Un uomo si è costituito ai carabinieri di Altamura per l’uccisione di don Francesco Cassol, il 55enne parroco bellunese della chiesa di San Martino di Longarone ammazzato con una fucilata nella Murgia barese.

BARI – L’assassino è un cacciatore di cinghiali, che avrebbe detto di aver sparato perché aveva scambiato il sacco a pelo in cui dormiva il sacerdote per la sagoma di un animale e di essere fuggito per paura.

L’uomo, Giovanni Ardino Converso di 51 anni, dopo essersi costituito è stato trasferito a Bari, dove in una caserma viene sentito dal magistrato inquirente della procura di Bari, Manfredi Dini Ciacci, e dal magg. Laganà, del reparto operativo del Comando provinciale di Bari. Secondo alcune indiscrezioni l’intenzione degli inquirenti sarebbe quella di procedere nei confronti di Ardino per omicidio volontario.

Ardino era stato sottoposto, come altri cacciatori della zona, ad un serie di accertamenti per verificare che la sua arma, una carabina calibro 30/06, avesse sparato di recente. Sentendosi con le spalle al muro, l’uomo ha raccontato la verità. La confessione ha permesso di ricostruire i fatti. Il cacciatore, complice il buio, era convinto di avere di fronte un gruppo di cinghiali ed ha sparato a quello più vicino, ma vedendo che non c’era alcuna reazione in quello che lui credeva un branco di animali, ha capito di aver probabilmente colpito una persona, così è subito fuggito.

Alcuni giovani del gruppo hanno sentito il rumore sordo del proiettile e si sono svegliati, ma nessuno si è alzato per verificare che cosa fosse accaduto. All’alba la scoperta: don Francesco era morto dissanguato e il foro di proiettile trovato sul suo sacco a pelo spiegava anche come. Scartata quasi subito l’ipotesi che l’assassino fosse all’interno del gruppo spirituale, le indagini si sono concentrate sull’incidente di caccia. In Puglia, come altrove in Italia, la caccia è chiusa. Quella al cinghiale è consentita dal primo novembre al 31 gennaio.

L’autopsia:”Morto dissanguato molto rapidamente”

Don Francesco Cassol, secondo quanto accertato dall’autopsia, compiuta dal medico legale Gianfranco Divella alla quale ha assistito il consulente di fiducia della famiglia Cassol Alessandro Dell’Erba, sarebbe morto dissanguato “molto rapidamente”, pare nel giro di quattro-cinque minuti. La pallottola è stata sparata rasoterra da una distanza di una trentina di metri, ha perforato e ha devastato l’addome del parroco provocandogli una vasta emorragia. L’ogiva è poi uscita dal corpo e non sarebbe stata ritrovata, a differenza del bossolo che è stato rinvenuto nel luogo in cui è stato sparato il proiettile con un fucile automatico. Il medico legale sta valutando anche se il proiettile possa essere stato deviato da una pietra.

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Bracconaggio, uno sporco ‘affare’

SALERNO – Il bracconaggio, contrariamente a quanto si pensi, non è un fenomeno statico, fermo, fine a se stesso; è molto di più. L’evoluzione dei tempi, la crisi economica, lo smisurato ‘piacere’ di uccidere, o catturare un animale indifeso, sta diventando qualcos’altro, qualcosa di diverso. Negli ultimi tempi si sta assistendo con maggiore frequenza ad una vera e propria ‘monetizzazione’ della caccia di frodo, ovvero, l’abbattimento, la macellazione e la rivendita della fauna selvatica, ad esempio, quella della carne di cinghiale, molto richiesta e consumata negli ambienti rurali. Le guardie ecozoofile dell’ANPANA Salerno, proprio stamani, durante un servizio di repressione degli illeciti nei pressi della riserva naturale Oasi WWF di Persano (SA), hanno scoperto una zona ‘franca’ adibita a discarica delle carcasse di animali macellati abusivamente.

Un esposto sarà presentato in questi giorni agli organi competenti con la richiesta di adottare tutte le misure di prevenzione e repressione contro questi scempi. Nel frattempo l’Anpana, in collaborazione del Comitato Regionale Antivivisezione e zoomafia (ente no profit), eseguiranno uno screening dei casi accertati nella provincia di Salerno e presenteranno un dossier alla Procura della Repubblica competente.

A tal proposito Antonio Cinque – comandante regionale Anpana Campania – dice: “L’esercizio barbaro della pratica del bracconaggio, oramai, è divenuto lucrativo per coloro i quali lo esercitano e, fino a tal punto redditizio, da potersi inserire in un contesto ‘zoomafioso’. Probabilmente siamo abituati a pensare -erroneamente- alla mafia come una cosa astratta, come se appartenesse ad un mondo lontano da noi. Non è così. Anche gli animali (oggi soprattutto) sono diventati tra le principali fonti di guadagno illecite di questo Paese; le cronache quotidiane nazionali lo dicono chiaramente. C’è bisogno uno sforzo collettivo per invertire questa pericolosa tendenza. Non possiamo coprire ancora a lungo tali misfatti: un crimine contro gli animali e l’ambiente, è un crimine contro noi stessi”.Nell’immediato saranno predisposti ulteriori controlli delle zone rurale della provincia; tra l’altro, proprio l’ANPANA, sarà impegnata in un campo antibracconaggio nel parco nazionale del Cilento (SA), settimana prossima.