AGAINST ANIMAL CRUELTY

Articoli con tag “Caccia

HANNO ASSASSINATO CICCIO, CINGHIALE CHE SI FIDAVA

Un colpo di fucile ha fermato per sempre la vita di Ciccio, un grosso cinghiale divenuto la mascotte di grandi e piccoli ad Altare (Savona).
Il nome gli era stato dato da un’anziana signora, residente in una cascina isolata sulle alture del paese, che tre anni fa si era accorta che l’animale, circospetto e riservato, si era ricavato un piccolo varco nel fienile, dove andava a dormire la notte.
Ciccio aveva cominciato a lasciarsi avvicinare sia dalla signora che dalle altre persone, soprattutto bambini della zona; era sempre mansueto e rispettava orti e coltivi, preferendo cercarsi il cibo nei boschi vicini; ma la sua sola presenza era mal vista da altre persone che, ogni tanto, sollecitavano l’intervento della locale squadra di cacciatori che, purtroppo nei giorni scorsi, 25 contro 1, lo ha abbattuto. Quando l’anziana amica lo ha saputo si è sentita male.
Una persona che ha voluto mantenere l’anonimato ha raccontato alla Protezione Animali savonese la storia di Ciccio; e l’ENPA non può che commentare come la caccia sia una iattura non solo per il mondo animale ma anche per la società: i cinghiali, ed i caprioli, sono stati liberati o lasciati crescere di numero a soli fini venatori; e da vent’anni gli animali aumentano malgrado la caccia che, quindi, si rivela non solo inutile ma incapace a contenerne il numero. Da allora l’ENPA chiede che si faccia quello che in un paese appena civile si sarebbe fatto da tempo: finanziare studi scientifici che trovino soluzioni alternative valide ed efficaci. Purtroppo ciò contrasta con gli interessi dei cacciatori e dei politici che li sostengono e per i quali è necessario avere sempre tante prede da abbattere, costi quel che costi a contadini, agricoltori e cittadini.
|Savonaeponente.com|

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Primo giorno di caccia: a farla da padrone è sempre il richiamo acustico illegale

SALERNO – Gli agenti Anpana, nel corso dii un servizio antibracconaggio, hanno proceduto al sequestro di diversi richiami acustici illegali, utilizzati per la cattura della fauna selvatica. Il servizio è andato avanti per tutta la notte, fino alle prime ore del pomeriggio di oggi ed ha interessato una vasta area della provincia di Salerno.

Non accenna a diminuire l’utilizzo di apparecchiature illecite da richiamo, molti di questi, infatti, sono di fattura espressamente artigianale e creati, per lo più, con mezzi di fortuna.

Ricordiamo in questo caso che, l’utilizzo di mezzi non consentiti per l’esercizio venatorio, ai sensi della vigente normativa (Legge 157/92) prevede la denuncia all’Autorità giudiziaria. Diffidiamo, pertanto, anche i più ostinati, ad utilizzare tali congegni.

Ufficio stampa

ANPANA Salerno


E’ tempo di bilanci. Corpo Forestale rende pubblico bilancio attività ed emana il decacologo per la caccia in ‘sicurezza’

La fauna selvatica è un patrimonio tutelato nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale. Il Corpo forestale dello Stato, attraverso l’attività delle strutture operative centrali e periferiche, difende la vita delle specie selvatiche, autoctone ed esotiche, garantendo anche la conservazione dei loro habitat naturali. In particolare, con l’ausilio del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA), struttura specializzata della Forestale negli interventi contro il bracconaggio, controlla il corretto esercizio dell’attività venatoria.
Alla vigilia dell’apertura generale della caccia il Corpo forestale dello Stato invita tutti coloro che praticano l’attività venatoria a una caccia responsabile nel rispetto delle normative vigenti. Il cacciatore deve collaborare sempre più con gli enti locali per contribuire alla gestione del patrimonio faunistico e naturale del nostro Paese. In questo contesto si inserisce l’importante opera di vigilanza sul territorio svolta dalla Forestale che in questo periodo verrà intensificata per prevenire gli incidenti e reprimere gli episodi di bracconaggio.
Una costante e capillare attività, quella svolta dal Corpo forestale dello Stato, che ha portato, nel corso del 2009, ad accertare 1.516 reati rispetto ai 1.672 dell’anno precedente, la maggior parte dei quali hanno riguardato la tutela della fauna selvatica autoctona (938). Più di 300 sono stati i reati per violazioni alle norme riguardanti il maltrattamento di animali e circa 140 i reati inerenti la legge sul controllo del commercio delle specie selvatiche in via di estinzione (CITES). In calo anche le persone denunciate pari a 926 contro le 1.205 del 2008, così come i sequestri di animali e degli illeciti mezzi di caccia pari a 1.037 contro i 1.308 dell’anno precedente. Gli arresti sono stati 5, rispettivamente 2 in Calabria, 2 in Puglia e 1 in Piemonte. Le perquisizioni effettuate sono state più di 140. Accertati, inoltre, quasi 5mila illeciti amministrativi ed eseguiti 134 mila controlli. L’importo totale delle sanzioni notificate ai trasgressori nel 2009, pari a circa 3 milioni di euro, è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente.

DODECALOGO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO:

In occasione dell’inizio della stagione venatoria il Corpo forestale dello Stato raccomanda la massima prudenza, soprattutto durante le prime giornate, vista la notevole partecipazione e la concomitante attività di raccolta di funghi o di prodotti autunnali del sottobosco.
In particolare, per la propria e l’altrui sicurezza, e per non incorrere in sanzioni amministrative che, in alcuni casi, potrebbero avere anche risvolti di carattere penale, si ricorda di:

1)     non cacciare, per un periodo non inferiore a 10 anni, sulle superfici boschive percorse da incendi;le informazioni relative a tali aree sono reperibili presso i catasti comunali;
2)     controllare meticolosamente lo stato delle armi, del munizionamento e dell’equipaggiamento personale e rispettare sempre le disposizioni sull’uso e/o sul trasporto dei mezzi di caccia;
3)     verificare la regolarità dei documenti necessari per l’esercizio venatorio (porto d’armi, licenza di caccia, assicurazione, tesserino venatorio regionale, etc);
4)     provvedere al pagamento delle tasse governative e regionali nonché a tutti gli adempimenti richiesti dagli ambiti territoriali di caccia (ATC) e dai comprensori alpini (CA), previsti dalle rispettive normative regionali;
5)     accertarsi correttamente di quali siano i confini di eventuali Parchi, o altre aree protette, all’interno dei quali è assolutamente vietata la caccia, e se siano presenti ulteriori zone di protezione “a cuscinetto” sul perimetro;
6)     documentarsi correttamente su quali siano i limiti dei propri ambiti territoriali di caccia e prestare la massima attenzione alle aree denominate Zone a Protezione Speciale (ZPS), all’interno delle quali l’attività venatoria è disciplinata in modo particolare, così come specificato nei vari calendari venatori provinciali, e alle zone umide, dove si ha l’obbligo di utilizzare munizioni con pallini di acciaio;
7)     conoscere bene le disposizioni del calendario venatorio provinciale ed eventualmente dei regolamenti relativi alla raccolta di funghi o di altri prodotti delle zone boscate;
8)     essere sempre certi delle specie selvatiche per le quali è consentito il prelievo venatorio; la selvaggina che non si riconosca, o che non si veda distintamente, non deve essere abbattuta;
9)     rispettare rigorosamente le distanze di sicurezza previste dalla legge per edifici, qualunque via di comunicazione, mezzi agricoli al lavoro nonché appostamenti di caccia fissi o temporanei; anche in caso di un minimo dubbio evitare ogni esplosione potenzialmente pericolosa;
10)  rispettare sempre l’ambiente circostante ed evitare di abbandonare rifiuti di ogni genere, ma soprattutto i bossoli delle cartucce, ormai tutti di materiale plastico;
11)  ricordarsi di detenere, trasportare e gestire i cani, da sempre i migliori “ausiliari” della stagione di caccia, in maniera rispettosa delle norme e delle loro esigenze comportamentali;
12)  si raccomanda, infine, il massimo rispetto delle colture agricole in atto.

Per informazioni più dettagliate i cacciatori potranno rivolgersi ai Comandi Provinciali e ai Comandi Stazione della Forestale dislocati su tutto il territorio nazionale o chiamare il numero gratuito di emergenza ambientale 1515 a disposizione di tutti i cittadini 24 ore su 24.

|Corpo Forestale Stato|


Lega, PDL e UDC continuano la battaglia in consiglio regionale per legalizzare il bracconaggio in Veneto

Il Consiglio Regionale del Veneto in queste ore continua la seduta fiume per approvare la legge sulla caccia in deroga.

Tutti i cittadini possono assistere da casa al dibattito dell’aula di Palazzo Ferro Fini tramite la diretta on line sul sito http://www.consiglioveneto.it.

Si tratta di un provvedimento illegittimo che consente in Veneto ciò che in tutto il resto d’Italia è considerato bracconaggio.

Fortunatamente IDV e FE-RC stanno conducendo una battaglia ostruzionistica per affossare la legge.

“Lega, PDL ed UDC in queste ore stanno tentando di approvare la caccia agli uccelli protetti come la Pispola, il Prispolone, il Fringuello, lo Storno, il Fringuello e la Peppola – ha dichiarato Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto – si tratta di specie insettivore quindi utili all’agricoltura.

Va inoltre ricordato che questa legge regionale depenalizza il reato di bracconaggio perché concede ai cacciatori veneti l’immunità dalle sanzioni penali previste dalla legge sulla caccia, la 157/92, per chi abbatte specie protette, pertanto va a legalizzare il bracconaggio in Veneto.

In Italia manca una norma importantissima, ovvero una disposizione che preveda che le sanzioni della comunità europea dovute a norme illegittime vengano pagate dai legislatori che l’hanno votata e dai beneficiari, in questo caso i cacciatori.

Senza tale norma tutti noi cittadini contribuenti continueremo a pagare di tasca nostra per dei privilegi concessi illegalmente ad una minoranza da prefisso telefonico purtroppo sovra rappresentata nell’aula di Palazzo Ferro Fini.

Invito le persone sensibili ai temi ambientali e alla legalità ad inviare messaggi di sostegno ai consiglieri di opposizione che in queste ore si stanno adoperando per rispedire la legge al mittente.”

LAC Lega Abolizione Caccia Sez. Veneto


CACCIA: L’UE CONDANNA NUOVAMENTE L’ITALIA

Il 15 luglio pubblicata la sentenza di condanna contro l’Italia per la gestione allegra della caccia in deroga, passata da evento eccezionale a prassi acquisita in molte regioni. Una barbarie commessa col placet delle autorita’ locali e la connivenza di quelle nazionali, ancora una volta censurata dalla Giustizia.

Che i provvedimenti assunti dalle Regioni sulla base di una norma nazionale al fine di garantire la caccia a specie protette fossero in palese violazione delle norme europee era cosa nota, probabilmente agli stessi legislatori regionali.

Il quadro normativo europeo è chiaro: le “deroghe” si chiamano “deroghe” perche’ sono misure eccezionali da assumere in casi ben precisi. Quando diventano una abitudine, non sono “deroghe”: sono la prassi.

E la caccia in deroga era diventata prassi stabilita, un “diritto acquisito” da parte di quello sparuto drappello di ammazzapasseri che se non sparano a un fringuello, a una peppola o a un prispolone non si sentono realizzati.

Lasciando perdere i commenti su queste frange di marginalita’ sociale, relitti di un tempo remoto che ancora si pasce di nostalgie medievali, quello che veramente offende e scandalizza è la pacifica arroganza con cui legislatori di ogni colore politico e collocazione geografica si sono letteralmente “calati le braghe” in barba a qualsiasi norma di rango superiore per accaparrarsi una manciata di voti – localmente significativa.

La grettezza e meschinita’ della deregulascion all’italiana, quella dei signorotti locali che amano farsi chiamare “governatore” e si credono cittadini del mondo, viene ancora una volta messa a nudo.

Sono i Don Rodrigo del nostro tempo, quelli che abitando nel loro maniero con quattro sgherri alla porta, pensano di essere i signori del mondo, che citando una formula magica (tipo “al fine di prevenire danni all’agricoltura” o “in condizioni rigidamente controllate”) si possano spalancare le porte a qualsiasi assurda pretesa dei talebani calibro 36.

Ieri abbiamo assistito a un altro atto di un sistema civile contro questa ignorante arroganza (qui a lato, nella sezione Documenti, il testo della sentenza) Quale sara’ la risposta di questo piccolo sistema di potere basato sul voto di scambio? Noi non ci aspettiamo nulla di buono.

A fine 2008 la Lombardia, una delle regioni responsabili della condanna di ieri, aveva stupito tutti producendo un documento in cui si impegnava solennemente a lasciar perdere la caccia in deroga in quanto palesemente in violazione delle norme vigenti. E dopo qualche mese, senza stupire nessuno, lo stesso identico governo regionale aveva approvato nuove norme sulla caccia in deroga…

In una situazione come questa le speranze che il buon senso – o forse anche solo il buon gusto – e il diritto prevalgano è del tutto illusorio. Gli sparapasseri berceranno di essere l’ultima barriera contro devastanti invasioni di passeriformi che minacciano di ridurre alla fame il paese, porteranno in processione vecchietti tremolanti che anelano ad ammazzare l’ultimo fringuello, sbandiereranno sacre “tradizioni” in cui identificare la propria inesistente identita’ culturale.

E qualche politico sara’ sempre pronto ad “aggiustare” il testo della norma giurando, come ha fatto sinora, che questa volta il testo è “blindatissimo” e “nel pieno rispetto delle norme europee”. Anzi, è il massimo compimento delle norme europee…

Ci chiediamo cosa diranno i vari Berlato e Carrara, portabandiera degli ammazzapasseri e tenaci sostenitori della piena legittimita’ delle norme appena censurate.

Che sia pura arroganza, pura ipocrisia o pura ignoranza forse poco importa. Quello che importa è che il sistema si sparare alle specie protette, lo si trovera’ sempre.

La condanna della Corte di Giustizia europea è uno smacco politico, ma per certa gente conta poco se non tocca i loro interessi. In fondo ci sono da pagare giusto le spese processuali, il resto è affidato al buon gusto istituzionale dell’Italia, che dovrà adeguare con comodo le proprie norme, e alla vigilanza della Commissione europea, con i suoi farraginosi meccanismi.

C’è ancora tempo e modo di fare i propri porci comodi.

(TutelaFauna.it)