AGAINST ANIMAL CRUELTY

Ricerca

Provincia di Salerno approva delibera su Piano Faunistico Venatorio

Sarà realizzato un accordo di collaborazione con il Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università degli Studi di Napoli ”Federico II”

La Giunta provinciale di Salerno ha deliberato, su relazione dell’Assessore alla Ricerca Scientifica Antonio Mauro Russo, la realizzazione di un accordo di ”collaborazione con il Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Universita’ degli Studi di Napoli ”Federico II” per la redazione del Piano Faunistico Venatorio provinciale di Salerno”.

Su relazione dell’Assessore all’Agricoltura Mario Miano, e’ stato deliberato di chiedere alla Regione l’istituzione di una zona a particolare status fitosanitario per il controllo della diffusione del cinipide galligeno del castagno. I Comuni interessati dovranno tempestivamente segnalare la presenza del patogeno sul proprio territorio. La Provincia di Salerno assumera’ il ruolo di ”capofila per l’istituzione di un Osservatorio per il monitoraggio sul territorio del grado di diffusione del cinipide galligeno”.

Su relazione dell’Assessore alle Politiche sociali Sebastiano Odierna, la Giunta, a seguito della scadenza del contratto dell’attuale portavoce, ha poi proceduto alla nomina del nuovo, Pasquale Petrillo. Nella stessa seduta, su relazione dell’Assessore Marcello Feola, e’ stata approvata la perizia di variante tecnica e suppletiva riguardante i ”lavori di completamento della rotatoria sulla SR 267 innesto SP 70 (S. Marco di Castellabate)”, mentre su relazione dell’Assessore Generoso Andria, e’ stata deliberata la compartecipazione al progetto per la realizzazione di un ”workshop di orientamento professionale Economia nella cultura del restauro”che si terra’ a Giffoni Valle Piana.

Si tratta di un’attivita’ seminariale, organizzata in due week end, il primo dei quali incentrato sui temi del restauro e volto a favorire il raccordo tra domanda e offerta nel campo dell’artigianato locale, attraverso l’incontro tra artigiani restauratori ed aziende produttrici di materiale per restauro. Il secondo week end sara’ dedicato, invece, all’orientamento professionale degli allievi dell’ultimo anno delle scuole superiori, in accordo con i corsi di laurea di restauro dell’Universita’ Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’opificio delle Pietre dure di Firenze.

Su relazione dell’Assessore al Bilancio Antonio Squillante, e’ stato infine deliberato l’atto di indirizzo per l’avvio della procedura di affidamento del servizio di pulizia degli uffici provinciali.


A CONCLUSIONE IL PROGETTO “GRANDI CARNIVORI” 2010

Si avvia a conclusione, nel 2010, la ricerca sull’Orso bruno marsicano condotta dal Dipartimento di Biologia Animale e Umana della Università “La Sapienza” di Roma e coordinata dal Professor Luigi Boitani.

Al termine dell’importante progetto di studio su questa preziosa specie, che si sta rivelando di grandissima importanza e utilità, oltre alle produzioni delle relazioni scientifiche, gli studiosi-ricercatori presenteranno, secondo le richieste del Parco, anche una proposta di alcune azioni concrete (almeno 5-6) che possano costituire fronti attivi di interventi di gestione e conservazione a favore dell’Orso.

Nel 2010 non proseguiranno le attività di cattura di altri esemplari di orso marsicano. L’Ente Parco e il Gruppo di ricerca della Università, considerando anche le catture finora effettuate, si sono trovati pienamente concordi nell’assumere questa decisione.

Il Presidente del Parco, Giuseppe Rossi, sottolinea la valenza politico-sociale e culturale di tale scelta, pur riconoscendo il valore aggiunto di effettuare qualche cattura, qualora necessario, a scopo gestionale (orsi problematici), sanitario, di monitoraggio.

Nel 2011 verrà fatto il punto della situazione, valutando le modalità di proseguimento delle attività di monitoraggio della specie, mentre nell’anno in corso la ricerca proseguirà con sopralluoghi interpretativi delle localizzazioni GPS degli orsi ancora muniti di collari satellitari funzionanti, con attività di laboratorio sull’analisi della dieta e di verifiche nelle tane frequentate in inverno.

Le attività di campo si porteranno man mano a esaurimento nel corso dell’anno e saranno seguite da una massiccia opera di analisi e stesura delle relazioni e dei rapporti tecnici definitivi.

Intanto, precisa il Presidente Rossi, la collaborazione tra Ente Parco e Università proseguirà senza alcuna interruzione e normalmente anche nei prossimi anni, coinvolgendo sempre più attivamente il personale del Parco (ad esempio, oltre al personale scientifico, una squadra di 4-5 guardiaparco tecnicamente formati per i rilevamenti VHF) per i monitoraggi continui, i censimenti periodici, le verifiche sulla alimentazione, le analisi di alcuni danni particolari, gli effetti dei provvedimenti di tutela e conservazione adottati, etc.

Dall’autunno prossimo saranno realizzati alcuni workshop di divulgazione sulle attività e sui risultati dei cinque anni di ricerca.

Per quanto riguarda il Lupo, sulla scorta degli interessanti risultati conseguiti nelle stagioni invernali 2008 e 2009, gli studi, le osservazioni e le altre attività di ricerca proseguiranno anche per la stagione invernale 2010-2011, prevedendo quindi di concludere le attività di campo nella primavera del 2011. Anche in questo caso le attività di studio riguardano sopralluoghi interpretativi delle localizzazioni GPS, gli esami di laboratorio sulla dieta, la tracciatura su neve, oltre ai monitoraggi acustici con la tecnica del wolf-howling. E’ prevista la cattura di 2-3 esemplari di Lupo secondo le modalità e le tecniche già applicate con successo.

Infine, nel quadro del “Progetto Zootecnia”, proseguirà anche per gli anni 2008-2009 una “speciale” analisi dei danni da predatori a carico del bestiame d’allevamento, mentre per il 2010, i ricercatori della Università condurranno, congiuntamente al personale del Parco, alcuni sopralluoghi di verifica dei danni denunciati nelle zone dove sono presenti lupi e/o orsi muniti di collari satellitari.

Fonte


Scoperto il segreto del volo dei pipistrelli

E’ come se sintonizzassero una stazione radio cercando fra le frequenze per trovare la migliore: così i pipistrelli adattano le frequenze alle quali emettono i loro ultrasuoni per volare anche in ambienti affollatissimi di oggetti o propri simili evitando ogni ostacolo.

E’ stato uno studio coordinato dall’americano James Simmons dell’università di Brown a risolvere il mistero di come fanno i pipistrelli a massimizzare l’ecolocazione, che permette loro di cacciare le prede e navigare grazie all’emissione di ultrasuoni di cui captano i segnali riflessi, anche in ambienti affollatissimi. In questi casi, infatti, si generano interferenze e sovrapposizioni di echi che potrebbero generare cosiddetti ‘oggetti fantasma’ e quindi indurre in errore.

Il risultato, descritto sulla rivista dell’Accademia delle scienze americana, Pnas, è molto importante secondo gli autori per progettare più efficienti sistemi sonar e radar utili all’uomo per navigare correttamente in ambienti che potrebbero indurre in errore. I ricercatori hanno riprodotto una finta foresta con catene installate fra pavimento e soffitto e hanno poi sistemato piccoli microfoni sulla testa dei pipistrelli della specie Eptesicus fuscus. Hanno poi filmato gli animali mentre volavano sia in branco sia individualmente e hanno registrato i suoni emessi durante questo volo a ostacoli reso ancora più difficile dal fatto che i ricercatori hanno modificato più volte l’ordine delle catene.

In tutti i casi i pipistrelli hanno volato senza problemi e si sono adattati subito all’ambiente poi modificato. Secondo i ricercatori i pipistrelli evitano la cascata di segnali che potrebbero generare confusione realizzando un modello mentale sia di ogni suono emesso sia della corrispondente eco. Inoltre per minimizzare le interferenze delle onde sonore i pipistrelli emettono suoni addizionali a frequenze leggermente più basse o più alte di quelle emesse in precedenza.

(ANSA)


USA, ARRIVA LA ZANZARA OGM PER FERMARE IL VIRUS DENGUE

Scienziati americani stanno allevando una nuova tipologia di zanzare geneticamente modificate, ‘disegnatè ad hoc per bloccare la diffusione della Dengue. Il virus è infatti trasmesso dalla puntura di femmine di zanzara infette, e per i pazienti al momento non esiste un vaccino o una cura. Gli studiosi hanno pensato a una nuova strategia per fermare il virus: hanno messo a punto alcuni maschi geneticamente modificati, che accoppiandosi con delle femmine normali dovrebbero dar vita a femmine Ogm che non possono volare. Questa, sostengono, potrebbe essere un’arma decisiva contro la trasmissione delle Dengue. Lo studio, firmato dai ricercatori dell’Università della California a Irvine (Usa) e dell’Università di Oxford (Gb), è pubblicato online su ‘Pnas’. La stima degli studiosi è che, grazie al nuovo ibrido incapace di volare, le zanzare che trasmettono la Dengue dovrebbero morire rapidamente, in circa 6-9 mesi. «Controllare gli insetti che trasmettono il virus potrebbe significativamente ridurre la morbidità e mortalità legata alla Dengue», spiega alla Bbc online Anthony James dell’ateneo di Irvine. Le zanzare di sesso maschile, invece, non risentono dell’alterazione indotta in laboratorio, ma questo non rappresenta un problema perchè non pungono e non trasmettono il virus. (Leggo.it)


Usa: 96 topi impiegati nella lotta all’Alzheimer

E’ notizia di questi giorni che 96 topi da laboratorio sono stati impiegati in un progetto contro il morbo dell’Alzheimer. I ricercatori americani sostengono che parlare al cellulare, alla lunga, creerebbe uno ‘scudo’ contro la malattia senile. Lo studio Usa ha utilizzato 96 topi, la maggior parte dei quali geneticamente modificati in modo da sviluppare nel cervello, invecchiando, le placche beta-amiloidi caratteristiche dell’Alzheimer. Tutti gli animali, sia il ‘gruppo Alzheimer’ sia quello controllo (topi normali), sono stati quindi esposti a un campo elettromagnetico prodotto da un comune telefono cellulare: due ‘sedute’ da un’ora al giorno, per 7-9 mesi. Tutte le gabbiette venivano sistemate alla stessa distanza dalla fonte di radiazioni.

Il team guidato da Gary Arendash ha così osservato che, se l’esposizione alle onde iniziava quando i topi modificati in modo da ammalarsi di Alzheimer erano ancora dei giovani adulti, quindi prima che mostrassero segni di perdita di memoria, le capacità cognitive dei roditori risultavano protette. E se l’esposizione alle radiazioni del telefonino riguardava topi anziani, con problemi di memoria già evidenti, le loro ‘defaillance’ scomparivano. Buone notizie anche dall’esame delle autopsie eseguite sui roditori post-mortem: gli animali ‘trattati’ con onde elettromagnetiche non presentavano anomalie né al cervello né agli organi periferici.

Discordanti, però, sono delle voci di altri ricercatori nel ricordare che la prolungata esposizione a campi elettromagnetici a medie-basse frequenze, può provocare danni al nostro organismo.

Eventuali danni o benefici si potranno avere soltanto tra qualche dozzina di anni, nel frattempo, chi ci rimette in entrambi i casi, sono i poveri roditori.