AGAINST ANIMAL CRUELTY

Normative

Dog Sitter, in arrivo registri regionali

Sottosegretario Salute Martini

Il Sottosegretario con delega del Governo alla tutela degli animali, On. Francesca Martini, commenta i gravissimi fatti di cronaca di questi giorni che vedono cani di proprietà vittime dell’irresponsabilità dei loro stessi proprietari. Nel ricordare che il proprietario è responsabile civilmente e penalmente dell’animale, lancia un appello affinché casi come questi che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica non abbiano più a verificarsi.

“La sindrome da abbandono che colpisce il cane lasciato solo per molte ore o addirittura per giorni interi equivale a quella che può colpire un bambino. La situazione, nel migliore dei casi, sfocia in un abbaio disperato che mina la tranquillità dei condomini ma, come emerso recentemente, può portare a risvolti tragici come il lasciarsi morire o il compiere atti di disperazione che portano ad una sorta di “suicidio”. La Task Force del Ministero della Salute da me istituita intende procedere ad accurati controlli con la collaborazione dei Carabinieri dei Nas. Per casi di questo tipo auspico che la Magistratura dia un segno tangibile, anche in termini sanzionatori, in merito al reato di atti di crudeltà su animali.

Per quanto attiene poi alla positiva diffusione dell’offerta di dog sitter e pensioni per animali, ho inserito nel ddl per la tutela degli animali da affezione e prevenzione del randagismo, prossimamente all’esame del Consiglio dei Ministri, misure ad hoc che prevedono l’obbligo di frequentare corsi di formazione al fine di acquisire quelle competenze indispensabili per gestire correttamente gli animali in affidamento.

Sto inoltre valutando, d’intesa con le Regioni, l’opportunità di istituire degli appositi registri dei dog sitter su base regionale, ove riportare l’elenco degli operatori appositamente formati per tale attività a garanzia della qualità e della sicurezza del servizio.”

fonte

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Annega scoiattolo, prima multa con legge del 2006

Tempi duri in Gran Bretagna per chi maltratta animali selvatici. Il primo cittadino a fare le spese dell’Animal Welfare Act, la legge del 2006 che tutela i diritti degli animali è stato Raymond Elliot, un pulitore di vetri 58enne di Burton on Trent, condannato a sei mesi di libertà condizionata e al pagamento di 1.547 sterline di costi legali. L’accusa è quella di avere annegato uno scoiattolo grigio, specie protetta in Inghilterra. La corte di Burton on Trent ha sentito l’uomo, che ha accusato lo scoiattolo di rubare costantemente il cibo dei suoi uccelli. I continui furti avevano già fatto perdere le staffe a Elliot che aveva acquistato una gabbia per tentare di intrappolarlo. Fallito il tentativo, Elliot ha infine deciso di risolvere il problema una volta per tutte, annegando il roditore. L’associazione animalista Royal Society for the Protection of Animals (RSPCA), che ha intentato la causa all’uomo ha affermato che questo non è un caso isolato: le torture contro gli scoiattoli continuano in tutto il Paese. Il pubblico ministero John Sutcliffe, pur applicando la legge, si è detto dispiaciuto per la sentenza:”Da 30 anni faccio questo lavoro e per la prima volta provo compassione per qualcuno” ha aggiunto il magistrato.

(ANSA)


PROROGATA DI 24 MESI ORDINANZA ANAGRAFE CANINA

Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato la proroga di 24 mesi dell’Ordinanza 6 agosto 2008 per “l’identificazione e la registrazione della popolazione canina”.

Lo scopo dell’Ordinanza e’ quello di ”assicurare un’uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale della normativa sull’identificazione dei cani e la gestione dell’anagrafe canina”.

In particolare, il provvedimento vieta la vendita dei cuccioli di eta’ inferiore ai due mesi e dei cani che non siano stati identificati e registrati. Inoltre dispone che i proprietari o i detentori di cani provvedano, nel secondo mese di vita, alla loro identificazione e registrazione mediante l’applicazione di un microchip elettronico. Per i cani di eta’ superiore ai due mesi l’adempimento e’ obbligatorio entro 30 giorni dall’entrata in vigore dell’Ordinanza. Per quanto riguarda l’applicazione del microchip, essendo un atto medico, deve essere effettuata dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato di iscrizione accompagnera’ il cane in tutti i trasferimenti di proprieta’. L’Ordinanza prevede inoltre che i Comuni debbano identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e attribuisce ai Sindaci la responsabilita’ dell’osservanza di tali procedure.

”Considero di fondamentale importanza – ha commentato Martini – la proroga di 24 mesi dell’Ordinanza da me emanata nel 2008 e che ha segnato una pietra miliare nel panorama normativo italiano in materia di identificazione e monitoraggio della popolazione canina. E’ di imminente presentazione in Consiglio dei Ministri il disegno di legge che riunendo in un articolato gli interventi legislativi d’urgenza rappresentera’ un punto di riferimento stabile per il Paese ed un passo in avanti di civilta”’.

”L’armonizzazione e la messa in rete delle anagrafi canine regionali, l’obbligo della microchippatura del cane e la contestuale registrazione del numero, vera e propria carta d’identita’ dell’animale – ha concluso il sottosegretario – rappresentano un aspetto fondamentale per il reperimento di animali dispersi e per il controllo del randagismo. Auspico che le Regioni non ancora adeguatamente organizzate recuperino in tempi brevi il tempo perduto con danno alla salute pubblica ed al benessere degli animali”.

(ASCA)


CACCIA: L’UE CONDANNA NUOVAMENTE L’ITALIA

Il 15 luglio pubblicata la sentenza di condanna contro l’Italia per la gestione allegra della caccia in deroga, passata da evento eccezionale a prassi acquisita in molte regioni. Una barbarie commessa col placet delle autorita’ locali e la connivenza di quelle nazionali, ancora una volta censurata dalla Giustizia.

Che i provvedimenti assunti dalle Regioni sulla base di una norma nazionale al fine di garantire la caccia a specie protette fossero in palese violazione delle norme europee era cosa nota, probabilmente agli stessi legislatori regionali.

Il quadro normativo europeo è chiaro: le “deroghe” si chiamano “deroghe” perche’ sono misure eccezionali da assumere in casi ben precisi. Quando diventano una abitudine, non sono “deroghe”: sono la prassi.

E la caccia in deroga era diventata prassi stabilita, un “diritto acquisito” da parte di quello sparuto drappello di ammazzapasseri che se non sparano a un fringuello, a una peppola o a un prispolone non si sentono realizzati.

Lasciando perdere i commenti su queste frange di marginalita’ sociale, relitti di un tempo remoto che ancora si pasce di nostalgie medievali, quello che veramente offende e scandalizza è la pacifica arroganza con cui legislatori di ogni colore politico e collocazione geografica si sono letteralmente “calati le braghe” in barba a qualsiasi norma di rango superiore per accaparrarsi una manciata di voti – localmente significativa.

La grettezza e meschinita’ della deregulascion all’italiana, quella dei signorotti locali che amano farsi chiamare “governatore” e si credono cittadini del mondo, viene ancora una volta messa a nudo.

Sono i Don Rodrigo del nostro tempo, quelli che abitando nel loro maniero con quattro sgherri alla porta, pensano di essere i signori del mondo, che citando una formula magica (tipo “al fine di prevenire danni all’agricoltura” o “in condizioni rigidamente controllate”) si possano spalancare le porte a qualsiasi assurda pretesa dei talebani calibro 36.

Ieri abbiamo assistito a un altro atto di un sistema civile contro questa ignorante arroganza (qui a lato, nella sezione Documenti, il testo della sentenza) Quale sara’ la risposta di questo piccolo sistema di potere basato sul voto di scambio? Noi non ci aspettiamo nulla di buono.

A fine 2008 la Lombardia, una delle regioni responsabili della condanna di ieri, aveva stupito tutti producendo un documento in cui si impegnava solennemente a lasciar perdere la caccia in deroga in quanto palesemente in violazione delle norme vigenti. E dopo qualche mese, senza stupire nessuno, lo stesso identico governo regionale aveva approvato nuove norme sulla caccia in deroga…

In una situazione come questa le speranze che il buon senso – o forse anche solo il buon gusto – e il diritto prevalgano è del tutto illusorio. Gli sparapasseri berceranno di essere l’ultima barriera contro devastanti invasioni di passeriformi che minacciano di ridurre alla fame il paese, porteranno in processione vecchietti tremolanti che anelano ad ammazzare l’ultimo fringuello, sbandiereranno sacre “tradizioni” in cui identificare la propria inesistente identita’ culturale.

E qualche politico sara’ sempre pronto ad “aggiustare” il testo della norma giurando, come ha fatto sinora, che questa volta il testo è “blindatissimo” e “nel pieno rispetto delle norme europee”. Anzi, è il massimo compimento delle norme europee…

Ci chiediamo cosa diranno i vari Berlato e Carrara, portabandiera degli ammazzapasseri e tenaci sostenitori della piena legittimita’ delle norme appena censurate.

Che sia pura arroganza, pura ipocrisia o pura ignoranza forse poco importa. Quello che importa è che il sistema si sparare alle specie protette, lo si trovera’ sempre.

La condanna della Corte di Giustizia europea è uno smacco politico, ma per certa gente conta poco se non tocca i loro interessi. In fondo ci sono da pagare giusto le spese processuali, il resto è affidato al buon gusto istituzionale dell’Italia, che dovrà adeguare con comodo le proprie norme, e alla vigilanza della Commissione europea, con i suoi farraginosi meccanismi.

C’è ancora tempo e modo di fare i propri porci comodi.

(TutelaFauna.it)


RIFORMA LEGGE RANDAGISMO VA A CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il sottosegretario Francesca Martini è intervenuta in Commissione Affari Sociali per annunciare che il Codice per la tutela degli animali d’affezione, la prevenzione e il controllo del randagismo e del maltrattamento animale “è stato inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’iscrizione all’ordine del giorno di un prossimo Consiglio, previo assenso delle amministrazioni interessate”.

Il disegno di legge ha dichiarato la rappresentante del Governo – “è molto più ampio di quelli di iniziativa parlamentare e, soprattutto, disciplina tutti gli aspetti presi in considerazione dalle proposte di legge, riprendendo anche il contenuto di ordinanze contingibili e urgenti emanate negli ultimi due anni in materia”.

Il Codice si articola in dieci capitoli, quarantacinque articoli e un allegato. Il Ddl ha la finalità di superare le problematiche sorte a causa dei ritardi e dell’applicazione non omogenea, da parte di alcune regioni e province autonome, della legge-quadro in materia di protezione degli animali d’affezione e lotta al randagismo del 14 agosto 1991, n. 281.

Di seguito le principali innovazioni introdotte dal disegno di legge:

– disposizioni volte a migliorare il rapporto uomo-animali d’affezione, al fine di accrescere il benessere animale, anche attraverso la previsione di norme che riproducano il contenuto delle ordinanze contingibili ed urgenti che negli ultimi anni hanno disciplinato la materia più nel dettaglio, al fine di rendere più incisive le disposizioni vigenti per la prevenzione del fenomeno del randagismo (nello specifico caso dei cani, sono stati previsti appositi corsi di formazione per migliorare la conoscenza dell’etologia e del comportamento canino per tutti coloro che detengono cani a qualunque titolo: proprietari, allevatori, addestratori, commercianti);

– la prescrizione dell’obbligatorietà dell’identificazione di tutti i cani e dei gatti detenuti a scopo di commercio e di quelli appartenenti alle colonie feline, mediante inoculazione sottocutanea del microchip e contestuale iscrizione degli stessi nell’anagrafe degli animali d’affezione;

– l’adozione di misure generali di tutela per l’incolumità pubblica attraverso la previsione di una serie di divieti (lasciare incustodito in luogo pubblico il cane di cui si è responsabili o non adottare tutte le misure adeguate ad impedirne la fuga o a garantirne il controllo; utilizzare collari elettrici o altri strumenti atti a determinare scosse o impulsi elettrici e i collari a punta);

– l’introduzione di misure speciali per gli avvelenamenti; misure speciali di vigilanza in capo agli organi deputati all’applicazione delle norme; l’introduzione di sanzioni amministrative e penali relative alla violazione delle disposizioni previste dal disegno di legge.

– numerosi obblighi informativi a carico dei destinatari diretti e indiretti del disegno di legge in itinere (le regioni e le province autonome che gestiscono, attraverso la propria banca dati informatizzata, l’anagrafe degli animali d’affezione e ne garantiscono l’interoperatività con quella nazionale e con le altre banche regionali e redigono il piano regionale triennale degli interventi di controllo demografico della popolazione animale, di prevenzione del randagismo e di educazione sanitaria e zoofila;

– i comuni che rendono, tra l’altro, pubblici i resoconti di gestione dei cani randagi, nonché i risultati delle verifiche effettuate e promuovono corsi di informazione ed educazione in materia di etologia, zooantropologia, diritti degli animali, doveri del proprietario e salute veterinaria);

– all’interno delle aree protette, la vigilanza sull’esecuzione e l’osservanza dell’intervento è affidata anche ai guardaparco dipendenti degli enti parco;

– i medici veterinari che, sulla base di una sintomatologia conclamata, emettono diagnosi di sospetto di avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, devono darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario ufficiale;

– i sindaci che assicurano, attraverso i servizi veterinari ufficiali o tramite apposite convenzioni con medici veterinari liberi professionisti, con oneri a carico dei comuni, il primo soccorso attivo nelle ventiquattro ore, anche con l’ausilio di ambulanze veterinarie;

– le aziende sanitarie locali, nel territorio di loro competenza, istituiscono, nell’ambito del servizio veterinario, un’apposita unità organizzativa dedicata;

– i servizi veterinari ufficiali provvedono attraverso la predetta unità organizzativa alla gestione dell’anagrafe degli animali d’affezione, alla gestione del recupero degli animali d’affezione randagi e vaganti, al controllo sanitario e agli interventi terapeutici necessari sugli animali custoditi nei canili e gattili sanitari, al controllo sanitario e alla sterilizzazione dei gatti che vivono in stato di libertà, alla valutazione dei cani morsicatori o che hanno manifestato comportamentiaggressivi al fine di stabilire il livello di rischio per l’incolumità delle persone e degli altri animali, alle attività di vigilanza sui rifugi e su tutte le attività con animali d’affezione; i servizi veterinari ufficiali, il Comando carabinieri per la tutela della salute, gli organi di pubblica sicurezza e le guardie zoofile vigilano e controllano, secondo le rispettive competenze, sull’esecuzione e l’osservanza delle disposizioni del disegno di legge;

– il Ministero della salute (Direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario), nell’emanare le linee guida e fissare i requisiti tecnici per la corretta applicazione del disegno di legge, si avvale anche del Comando dei carabinieri per la tutela della salute, per lo svolgimento delle attività ispettive.

(AnmviOggi.it)