AGAINST ANIMAL CRUELTY

Mare

Allarme spiaggiamento delfini: Università di Bari sta studiando le cause

MOLFETTA – Continuano senza sosta gli spiaggiamenti di delfini sulla nostra costa. Dopo alcuni esemplari di cui si è avuta notizia nelle scorse settimane, qualche giorno fa i volontari del Wwf Molfetta hanno rinvenuto la carcassa di un giovane esemplare di circa 185 centimetri di lunghezza, portata dalle mareggiate dei giorni scorsi. Il ritrovamento è avvenuto in località Gavetone, in una zona a confine tra Giovinazzo e Molfetta.

IL DELFINO – L’esemplare, già in stato di decomposizione, non presentava, a prima vista, problemi generati da danni esterni come, ad esempio, urto contro imbarcazioni e/o reti. Sono stati prontamente allertata la Capitaneria di Porto e chiesto l’intervento dei medici veterinari dell’Asl per i dovuti accertamenti. Sulla base dei continui spiaggiamenti di delfini e tartarughe diventa sempre più urgente conoscere le cause dei decessi al fine di salvaguardare le specie in questione. Proprio in quest’ottica il centro di recupero tartarughe marine del Wwf Molfetta, ha avviato due programmi di ricerca che vedono la collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma e la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari.

L’OSSSERVATORIO – Il primo prevede l’osservazione sistematica dell’attività comportamentale delle tartarughe in cattività in fase di alimentazione, studio curato da Anna Maria Pepe, veterinario del centro. Il secondo programma di ricerca è incentrato sul recupero di materiale bioptico, sia su esemplari vivi sia sulle carcasse, nonché dell’analisi di campioni di parte di cibo prelevati, con una sofisticata tecnica messa a punto dal prof. Antonio Di Bello dell’Università di Bari, da tartarughe appena recuperate. Verranno analizzate anche le feci degli esemplari in osservazione. Il tutto al fine di studiare gli aspetti dell’inquinamento nell’alimentazione degli animali marini. La tecnica messa punto dal professor Di Bello viene già utilizzata nel Centro Wwf di Lampedusa è sarà messa in atto nel centro molfettese che, proprio in questi giorni, ha ottenuto dall’Amministrazione Comunale un notevole, indispensabile, ampliamento delle strutture logistiche.

IL WWF – «Il centro di recupero del Wwf Molfetta – ha dichiarato il responsabile Pasquale Salvemini – diventa sempre più un polo d’eccellenza regionale, come dimostrano le sinergie avviate con il mondo scientifico, le Asl e tutte le forze di polizia”. Intanto nella scorsa settimana altre cinque tartarughe sono state recuperate, durante battute di pesca, nelle acque di Manfredonia e sono state affidate alle cure dei volontari del centro molfettese».

|Corriere del Mezzogiorno|


Dramma in Nuova Zelanda: altre 74 balene spiaggiate

Ancora una strage di cetacei sulle coste della Nuova Zelanda. Un gruppo di 25 balene ha trovato la morte sulla spiaggia della Spirits Bay, a 320 chilometri da Auckland. Le balene che si sono arenate sulle coste sono in tutto 74. Sul posto sono intervenuti gli ambientalisti e gli scienziati che stanno facendo il possibile per cercare di salvare la vita ai cetacei, ma il maltempo rende difficile riportare le balene in mare.

La ragione per cui le balene si spiaggiano non è chiara: secondo alcuni potrebbero essere le acque poco profonde a determinare un disturbo nei loro sonar, secondo altri, invece, succede che un membro malato si ponga alla testa del gruppo e gli altri lo seguano. I 49 cetacei sopravvissuti stanno ora lottando contro la morte, con l’aiuto di decine di volontari giunti nella baia neozelandese. Meno di due mesi fa, un altro gruppo di 63 balene si spiaggiò a Kaitaia.

|Tgcom|


Spadare killer, ucciso delfino a largo di Ischia

Ancora spadare e cianciole fuorilegge, muore un giovane esemplare di stenella a due passi dal «Regno di Nettuno»

NAPOLI – Uccidono indiscriminatamente ogni creatura marina: avannotti, cetacei, tartarughe. Sono perciò fuorilegge da anni. Eppure le spadare, muraglioni di reti che si estendono per decine di chilometri, continuano ad essere utilizzate. L’ultima vittima è un giovane esemplare di stenella, il più comune tra i delfini del Tirreno, che è stato ritrovato prima di Ferragosto 8 miglia a sud ovest di Punta Imperatore, ad Ischia.

Lo ha scorto l’equipaggio del veliero dell’associazione Delphis, che conduce campagne di studio e di avvistamento dei cetacei che frequentano il canyon di Cuma, a nord ovest dell’isola verde: capodogli, balenottere, stenelle, delfini comuni (in realtà molto rari), globicefali, grompi. «Il mammifero», riferisce Barbara Mussi, dell’associazione, «aveva la coda recisa. Era rimasto intrappolato in una spadara ed era morto per soffocamento. Per liberarsene, i pescatori hanno tagliato la coda». La pesca illegale, talvolta, viola perfino l’area marina protetta Regno di Nettuno. Non di spadare trattasi, però, ma di cianciole.

Riferisce Albino Ambrosio, presidente della riserva marina: «Talora continuano a spingersi sin sotto costa, ben al di qua della linea batimetrica dei 50 metri, e a utilizzare fonti luminose, illegali a quella profondità ridotta». Il presidente lancia dunque un appello a rafforzare i controlli, per non pregiudicare il ripopolamento ittico in corso da quando la riserva marina è diventata operativa. «Un risultato che va anche a vantaggio dei pescatori», riflette. Merito, sostiene, anche della scelta di limitare l’ancoraggio delle imbarcazioni. «In estate – dice – c’erano ogni giorno 6000 natanti all’ancora. Insostenibile per la Posidonia. Dovendo adottare un criterio, abbiamo penalizzato i diportisti del mordi e fuggi, consdentendo l’ancoraggio a chi trascorra sull’isola almeno una notte. Oltre che, ovviamente, a chi arriva da mare per pranzare al ristorante». L’area marina riceve ogni anno poco meno di 200 mila euro di finanziamento dal ministero. I Comuni, ad oggi, non hanno versato un centesimo all’ente gestore di cui fanno parte.

|Corriere del Mezzogiorno|


Catturavano le meduse per il ristorante cinese

POLICORO – Tre cinesi sorpresi l’altro ieri dalla Guardia costiera a raccogliere meduse al lido di Policoro, tra i bagnanti. Il loro intento non era quello di liberare lo specchio di acque antistanti dai fastidiosi animali, appetiti in modo particolare dalle tartarughe marine e quindi preziosi nella catena alimentare, ma approvvigionare la cucina di un ristorante cinese di un ingrediente base per la preparazione di originali piatti tipici. Le meduse, infatti, vengono utilizzate dai cinesi per fritture e insalate.

Raccolta la segnalazione, il personale della sala operativa ha richiesto un approfondimento.

E così quando un’au- topattuglia è giunta sul posto, il motivo della caccia alle meduse è stato accertato. I tre pescatori sono stati sanzionati con un verbale amministrativo di 1000 euro per pesca in zona non consentita, in quanto destinata alla balneazione, e si è provveduto al sequestro di 30 kg. di prodotto, oltre agli attrezzi utilizzati per la pesca illecita.

Sempre nella giornata di mercoledì, è stata soccorsa una coppia di diportisti, partiti da Gallipoli e diretti a Policoro con una imbarcazione a vela di 7 metri, che a circa 12 miglia dal porto degli “Argonauti”, a causa di una avaria al motore, erano finiti alla deriva. Giunta la loro richiesta di soccorso, l’equipaggio di un gommone oceanico CP A85 in dotazione alla Guardia costiera ha prestato assistenza ai naufraghi rimorchiando la loro imbarcazione nel porto di Policoro grazie anche all’ausilio di un motopeschereccio che si trovava nelle vicinanze.

fonte


British Petroleum nasconde le prove degli animali morti

|Giornalettismo.com|

Il numero di uccelli, pesci, tartarughe e mammiferi uccisi con l’uso di Corexit, il disperdente usato nel Golfo, non potrà mai essere conosciuto realmente ma ci sono evidenze che suggeriscono che la BP ha collaborato con la Guardia Costiera, il Dipartimento della Homeland Security, la FAA, organizzazioni pubbliche e private per nascondere le operazioni di smaltimento degli animali ai media e al pubblico. La maggioranza delle operazioni di smaltimento sono state condotte di notte, le aree costiere dove sono stati raccolti gli animali morti sono state chiuse dalla US Coast Guard. Sulla riva, appaltatori privati e funzionari delle forze dell’ordine locali hanno sorvegliato le discariche in cui le spoglie degli animali morti sono state accumulate, addirittura con guardie armate come nel caso della discarica Magnolia Springs.

Quel che non si vede però si sente come testimonia Robyn Hill, funzionario addetto alla sicurezza nella spiaggia di Gulf Shores : una mattina è svenuta per il fetore opprimente che si sentiva sulla spiaggia in cui lavorava; quando ha voluto capire da dove provenisse ha osservato due operai che gettavano sacchetti di plastica pieni di uccelli morti e di pesce in un cassonetto dei rifiuti residenziale protetto da una guardia di sicurezza. Quando il cassonetto è stato lestamente svuotato da un camion, la guardia si è allontanata. Perchè nascondere così lo smaltimento degli animali?

Il Christian Science Monitor a giugno spiegava che per le leggi federali la Bp deve pagare una multa fino a a 50 mila dollari per ogni animale morto presente sulla lista delle specie in via di estinzione, come ad esempio una tartaruga di Kemp Ridley. Ma anche i pellicani Brown, che sono stati duramente colpiti dalla marea nera. Infatti, la US Fish and Wildlife Service elenca 29 specie minacciate di estinzione nel Golfo che potrebbero essere state colpite dal petrolio. Perciò non è difficile capire che come la BP sta cercando di nascondere la quantità di greggio che ha invaso nel Golfo, per ridurre l’importo delle multe che deve pagare secondo il Clean Water Act , così allo stesso modo, sta cercando di smaltire segretamente gli animali in via di estinzione uccisi dalla marea nera, per diminuire le sanzioni in applicazione della legge sulle specie minacciate di estinzione.