AGAINST ANIMAL CRUELTY

Associazioni

CAGLIARI: SMANTELLATO DAI VOLONTARI LIPU SENTIERO ATTREZZATO PER L’UCCELLAGIONE

Ottocento le trappole rimosse nell’area di Poggio dei Pini, nel comune di Capoterra (CA). Lacci e trappole disattivate nel Gutturu Mannu.

Un lungo sentiero attrezzato con 800 trappole a scatto per la cattura illegale di uccelli selvatici, è stato smantellato dai volontari partecipanti al campo antibracconaggio della LIPU in corso in provincia di Cagliari.
L’area è quella di Poggio dei Pini, nel comune di Capoterra (CA), le cui caratteristiche climatiche la rendono una zona adatta ad ospitare uccelli, ma purtroppo la rendono anche attraente per l’uccellagione. Le trappole erano posizionate su una piazzola pulita dal muschio: una volta individuata la bacca rossa, l’uccellino vi si posa pensando di sfamarsi e invece viene preso al collo da un cappio di nylon. L’animale rimane sospeso per ore, e la lunga agonia si conclude con l’arrivo del bracconiere che lo finisce schiacciandogli la testa.
“E’ facile percepire il terrore che pervade gli uccelli quando sentono avvicinarsi un essere umano – racconta Giovanni Malara, responsabile del campo LIPU – cominciano a sbattere le ali e a emettere versi disperati di allarme”.
Nonostante che le trappole fossero state da poco ripulite dall’uccellatore, i volontari hanno trovato tre esemplari di tordo bottaccio già morti mentre due esemplari erano ancora in vita e sono stati immediatamente liberati.
Il “titolare” del sentiero – rende noto la LIPU – era già noto, in quanto segnalato all’Autorità giudiziaria dopo essere stato ripreso da una telecamera piazzata dai volontari dell’associazione il 3 gennaio scorso mentre prelevava un tordo da una trappola.
Con l’abbassamento delle temperature dei giorni scorsi – sottolinea la LIPU – si è avviata la spietata macchina illegale degli uccellatori, che fino al periodo natalizio saranno impegnati a soddisfare la richiesta di “grive” (dal nome francese dei tordi, la specie più colpita), uno spiedo di otto uccellini che verrà cucinato e servito nei ristoranti locali. Un rituale macabro che costerà la vita a centinaia di migliaia di uccelli selvatici, di specie protette e non, che rimangono impiccati in piccoli lacci di crine di cavallo o nylon oppure intrappolati in reti invisibili.
Durante le operazioni in corso del campo LIPU, i volontari hanno anche disattivato nell’”area protetta” del Gutturu Mannu 16 lacci per la cattura illecita di cinghiale e quattro per cervo sardo e altre centinaia di trappole per uccelli.

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COMUNE DI PAVIA PERMETTE ATTENDAMENTO CIRCO “CONTRO IL PROPRIO REGOLAMENTO”

Il manifesto con la tigre che ruggisce dovrebbe avere l’effetto di attirare spettatori al circo. Ma per il momento l’unco effetto è stata la reazione degli animalisti della Sede territoriale della provincia di Pavia della Lav (Lega antivivisezione). «La Lav Pavia si dice sconcertata si legge nella nota diramata ieri mattina in merito alla decisione del Comune pavese di autorizzare l’attendamento del Circo di Barcellona, nonostante il Regolamento comunale tutela animali in vigore ne vieti espressamente la presenza su territorio». E gli animalisti della Lav citano l’articolo 9 del Regolamento comunale: «Sono vietati i circhi che utilizzano animali, ritenendo diseducativi spettacoli che sfruttano gli animali, constringendoli ad azione contrarie alla loro natura e sottoponendoli a stress psicofisici dannosi, secondo la Dichiarazione dei diritti degli animali proclamata dall’Unesco nel 1978». «COME SI PUÒ attacca la Lav giustificare una tale svista? Dopo il grande passo avanti dell’approvazione del Regolamento tutela animali, come si può ancora dare asilo a un’industria dello sfruttamento che fra terrore, fame, sbarre e catene, ha peraltro usufruito di sovvenzioni pubbliche per più di 12 milioni di euro solo fra il 2005 e il 2007?». Le proteste della Lav non sono solo genericamente contro i circhi che usano animali, ma anche in particolare nei confronti del circo che inizierà venerdì 5 novembre gli spettacoli a Pavia: «Nel gennaio 2010 il Tribunale di Monza ha condannato il titolare del circo in questione a 4 mesi di reclusione e 5mila euro di multa per aver detenuto tre tigri sprovviste di ceritificato Cites ed averle impiegate, incurante, in spettacoli circensi, anche dopo il sequestro». Al di là dei precedenti che non riguardano il terrirorio pavese, non è la prima volta che, da quando è in vigore il Regolamento che li vieta, arrivano ugualmente a Pavia circhi con animali. La norma viene infatti “aggirata” escludendo dagli spettacoli in città l’utilizzo degli animali, visitabili solo nello “zoo” accanto al tendone del circo.
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Anche Enpa e Lipu contro voli aquila su Stadio Olimpico

”Far volteggiare un’aquila acquistata dai falconieri con il solo e unico obiettivo di farla esibire di fronte al pubblico dello stadio Olimpico gremito di persone, non ha alcuna valenza etica, educativa o di sensibilizzazione del cittadino nei confronti della tutela della natura: si tratta solo di attivita’ lucrativa.
Chiediamo alla Lazio di fermare questo orrendo spettacolo”.
Questo il commento di Enpa e LIPU-BirdLife Italia in merito alla nota vicenda dell’aquila fatta volteggiare dalla Lazio nello stadio Olimpico in occasione delle partite di calcio.
”Il rapace – annotano le associazioni – viene utilizzato non solo come attrazione per un pubblico pagante, ma come ‘buon auspicio’ per la squadra della Lazio: una mentalita’ da medioevo. I giovani si avvicinano al mondo della natura e al rispetto degli animali osservando questi ultimi in liberta’, attraverso escursioni nelle oasi o con visite nei centri di recupero degli animali selvatici. E non certo sfruttandoli per fare spettacolo”.
Roma e’ dotata di un regolamento comunale sulla tutela degli animali, ma tale regolamento e’ stato malamente intepretato in favore della societa’ calcistica Lazio raggirando i divieti sull’uso di animali in pubblico.
LIPU ed Enpa, che gestiscono da decenni strutture autorizzate per la cura, riabilitazione e liberazione di animali selvatici tra cui il centro recupero fauna selvatica LIPU di Roma, che ricovera 5mila animali ogni anno, ”reputano molto grave e pericoloso che, secondo quanto riportato dalla stampa, con i fondi raccolti da giocatori e tifosi e destinati all’Associazione recupero fauna, si potranno liberare rapaci negli stadi, direttamente dai tifosi”.
”La societa’ Lazio piuttosto – aggiungono – visiti le nostre strutture e ci aiuti nella nostra seria e professionale opera di recupero, quella che per esempio effettuiamo tutti i giorni nel centro recupero LIPU a Roma”.
”Gli animali selvatici, dopo essere stati sottoposti a cure e a un processo riabilitativo molto delicato, hanno bisogno di habitat naturali e di tranquillita’ assoluta, non di essere sottoposti, per fini che evidentemente non tengono in considerazione il benessere degli animali e tanto meno il rispetto per la natura, alle grida di spettatori e in un habitat non idoneo.
”Vogliamo pensare – concludono Enpa e LIPU – che in futuro non avverra’ nessuna liberazione negli stadi, altrimenti saremo costretti a fare intervenire la magistratura per fermare questi spettacoli indecenti che palesemente violano le leggi a tutela degli animali integrando il reato di maltrattamento”. (ASCA)


CAGNOLINO SEVIZIATO, LAC PER MASSIMO PENA

A Chiarano (Treviso), dieci giorni fa un gruppo di ragazzi del Friuli hanno soccorso un cagnolino meticcio di circa 8 chili, di colore marroncino, che aveva in corso una “necrosi ischemica” causata da uno elastico di caucciù che gli era stato posizionato attorno ai testicoli.
Il cagnolino, presentava sangue e pus e aveva i testicoli neri e gonfi che emanavano un odore nauseabondo, è stato curato in emergenza da un veterinario di Casier e successivamente da un collega del Friuli.
Purtroppo il cagnolino, munito di regolare microchip, è morto dopo tre giorni di agonia e tra atroci sofferenze.
Il fatto è stato denunciato dal veterinario alla locale stazione dei Carabinieri che hanno individuato il proprietario residente in centro a Chiarano (TV).
“Fortunatamente casi di barbarie come questi sono molto rari – ha commentato Andrea Zanoni presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto – ci risulta un solo caso simile risalente a dieci anni fa accaduto a Santa Lucia di Piave.

Questo povero animale potrebbe essere stato oggetto di un tentativo di castrazione fai da te così come accadeva diversi anni fa con i piccoli di maiale, oppure potrebbe essere stato oggetto di una vendetta da parte dei proprietari di cagnoline da lui visitate o ancora può trattarsi dell’opera di balordi.

Le sanzioni previste dall’art.544-ter del codice penale per gli autori di queste barbarie parlano chiaro e prevedono una pena da 4 mesi e mezzo a 1 anno e mezzo o una multa da 4.500 a 22.500 euro.

La LAC , nel caso venga individuato il responsabile, si costituirà parte civile e chiederà 10.000 euro di danni.

Per gentaglia come questa, per questo ominide, deve essere applicato il massimo della pena.

Invito i cittadini di Chiarano a segnalarci ogni notizia utile all’individuazione dei responsabili al 347/9385856.

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Gatti in trasportini, due volontarie a giudizio

Sono accusate di aver “detenuto 14 gatti di diverse razze e un cane meticcio in condizioni incompatibili con la loro natura e comunque produttive di gravi sofferenze, consistenti nel collocarli all’interno di locali destinati ad uffici amministrativi stipati in gabbie per la degenza”, in quanto ammalati, “per più di sei ore al giorno”. La contestazione per Simonetta N., presidente dell’associazione volontari canile di Porta Portese e a Ilaria Z., responsabile dell’area settore gatti, è contenuta nell’atto di chiusura delle indagini fatto dal pm Maria Bice Barborini della Procura di Roma. Il passaggio, in genere, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Secondo il magistrato le gabbie erano “ricoperte da teli in modo da non far entrare la luce”. Gli amici a quattro zampe sono stati affidati alle cure di privati dopo l’ispezione, del gennaio scorso, dei carabinieri del Nas. Il reato contestato (articolo 727 del codice penale) stabilisce che “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”.(Apcom)