AGAINST ANIMAL CRUELTY

Commercio

Inchiesta de La Repubblica sul giro d’affari del traffico di animali esotici

foto: Repubblica.it

ROMA – Padre Fedele riuscì a portare un cercopiteco nella curva del Cosenza. In mezzo agli ultras. Rosso e blu come la squadra del cuore e con il muso bianco, sfumatura che al religioso non interessava. Padre Fedele Bisceglia missionario in Congo prelevò dai bacini della foresta tropicale la scimmia, la sistemò in una scatola degli attrezzi, saltò la dogana francese in partenza, la dogana italiana allo sbarco, e la domenica mostrò il cercopiteco agli amici del Cosenza calcio. Il suo trofeo. Si prese, rapido, una denuncia per “detenzione illegale di specie protetta” dal Corpo forestale.

Padre Fedele è un’icona dell’italiano all’estero, in viaggio in terre esotiche. Curioso, preleva animali, depreda habitat. L’Italia, lo hanno appurato report internazionali di autorità statali e organizzazioni non governative, è uno snodo decisivo del traffico di animali esotici, rari, in via d’estinzione: tre milioni di “parti morte” importate (pelli di pitone, denti di caimano e di squalo), duemila sequestri di animali vivi l’anno, 1.536 reati contestati, cinque arresti. Il giro d’affari del brand “animale esotico” arriva a due miliardi l’anno ed è “in crescita esponenziale”, spiega Massimiliano Rocco, direttore dell’ufficio “Traffic” del Wwf.

Perché l’Italia è considerata, da tempo, un paese centrale del “commercio selvaggio”? E come si è formata questa cultura predatoria? L’archivio estemporaneo del Cites di Roma, acronimo che nel mondo segnala l’istituto che cura le specie protette e da noi s’incardina nel Corpo forestale di Stato, segnala che dall’Italia partono i più importanti serial killer di leopardi e orsi bianchi, i collezionisti di pappagalli dai colori abbacinanti e tartarughe protette. È da noi che si sono formati alcuni fra i più conosciuti raider di safari: Giorgio Barbero, oggi 81 anni, imprenditore vinicolo nato a Cuneo e residente nel Torinese, ha pubblicato un libro di 576 pagine pieno di foto per documentare gli ottanta safari organizzati nel mondo, tutti illegali. In trent’anni, illustrano i suoi video, non ha quasi mai sparato: gli bastava raggiungere il giorno dopo i sherpa assoldati per farsi fotografare con le corna ritorte strappate al Bos Gaur, bovino indiano che sarebbe intoccabile. Il libro di Barbero, “I miei sentieri”, e l’incredibile museo di fiere impagliate che l’uomo in trent’anni ha organizzato sul Lago della Spina di Pralormo, sono diventate un atto di accusa schiacciante per la sua condanna (in Cassazione) per traffico di specie protette. Diecimila euro di ammenda e via, finché regge l’età, verso un altro raid predatorio.

La Convenzione di Washington. Dal 1975 la Convenzione di Washington definisce le mille specie animali “totalmente protette” e le 36mila che si possono muovere – vive o morte, intere o a pezzi – solo con un certificato allegato e in quote definite. L’Italia ha aderito alla Convenzione quattro anni dopo, ma l’ha trasformata in una legge nazionale solo nel 1992. Il “Wild life trade”, il commercio del selvaggio, nel mondo vale 125 miliardi di euro l’anno (corrisponde agli investimenti in tecnologia pulita preventivati per i prossimi sette anni, per capire, e non è lontano dai fatturati del narcotraffico). Bene, secondo gli uffici Cites di Ginevra altri 35 miliardi sono frutto di esportazioni illegali, proibite, che mettono a rischio la sopravvivenza di specie intere.
I due mercati del “wild life” – emerso e sommerso – viaggiano insieme e si fondono con altri due settori primari del commercio internazionale: le transazioni del legname e quello di farmaci e parafarmaci (spesso estratti da piante rare e intoccabili). Anche qui il nostro paese è motore, legale e illegale.

Emerso e sommerso. L’Italia è il primo acquirente al mondo di pelli di rettile (diventeranno borse di Gucci, Versace, Prada) e il monopolista dell’importazione delle lane sudamericane (il 96% arriva nei nostri scali). Gli stilisti italiani importano le quote loro concesse con certificati allegati a ogni pelle di serpente. Ma l’ultima inchiesta del Corpo Forestale ha segnalato alle procure un raider senegalese pronto a spedire in pacchi postali 2.500 pelli illegali di pitoni delle rocce e varani del Nilo. Imbustati a Dakar, approdati nel centro di smistamento di Lonate Pozzolo, nel Milanese, venivano ritirati da immigrati ignari del contenuto e quindi portati dall’intermediario, un vero e proprio venditore all’ingrosso di frodo, alle grandi aziende di conceria di Prato e del Bolognese, produttori, loro, per conto dei grandi stilisti. Nel viaggio da Dakar all’atelier di via Montenapoleone il valore del “pezzo” si era centuplicato: quel sequestrò giudiziario ha messo in fila tre chilometri di pelle abusivamente importata. Dicevamo le lane, merce decisiva per i bilanci dell’import nazionale. Anche lì, parallelamente al business codificato, viaggia il proibito. Un grande produttore del Nord-Ovest, leader mondiale, ha avuto uno stock di “scialli dello scià” confiscato perché, si scoprì, quella lana era stata sfilata ad antilopi tibetane in via d’estinzione.

Qual è il rapporto fra i traffici di animali morti e i viaggi delle specie protette ancora vive? Anche qui c’è una commistione tra affari legali e affari di frodo? Lo schema è consolidato: all’interno dei grandi commerci si insidia una quota – consistente – di business abusivo fatto, perlopiù, di pelli, zanne d’avorio, coralli.

Macachi come souvenir. Laterale a questo, ancora, è cresciuto un florido mercato di animali vivi che dalle modalità distruttive degli anni Ottanta-Novanta, il turismo estivo che tornava con macachi come souvenir, è passato al saccheggio calibrato dei collezionisti e dei commercianti istruiti che spesso preferiscono prelevare uova non schiuse. Il nostro paese, ponte per i traffici delle specie che dall’Africa salgono in Nord-Europa, è diventato la base mondiale per il commercio dei rapaci sudamericani. Nel 2005 con l’”operazione Condor”, la più importante sugli animali protetti fin qui condotta dalle nostre polizie, i sovrintendenti del Corpo forestale Marco Fiori e Ivan Severoni intercettarono un carico di uova al porto di Ancona e risalirono a un cittadino austriaco che aveva trasformato un hangar abbandonato nell’entroterra di Brindisi in un ranch per la ricezione di avvoltoi e aquile andine. Ne trovarono duecentocinquanta. Nell’hangar l’austriaco cambiava la storia anagrafica degli animali e, con la complicità di funzionari tedeschi, ne avviava coppie in tutta Europa. Due vennero acquistati, intorno ai 30 mila euro, dal deltaplanista dei record Angelo D’Arrigo: amava volare con i rapaci sopra la testa.

Gli interessi delle mafie. Mafie internazionali, nel Sud-Est asiatico e in Sudamerica soprattutto, aprono nuove rotte e offrono logistica al commercio selvaggio. Anche in Italia ci sono stati incroci tra la passione dei collezionisti senza scrupoli e la camorra. Riscontri investigativi e alcune intercettazioni telefoniche datate – le uniche fin qui concesse, all’inizio dei Novanta – ci dicono che, spesso, pappagalli amazzonici e i pericolosi pitoni reticolati viaggiano nei sottofondi di casse che già occultano stupefacenti. La criminalità organizzata controlla, per esempio, la vendita sui mercati della Campania delle tartarughe fatte arrivare dal Nilo e dal Nordafrica. E se Fabrizio De Andrè nel “Don Raffaè” ispirato dal boss Cutolo raccontava di un assessore, “Dio lo perdoni”, che nella roulotte teneva i visoni, è letteratura acclarata quella della bestia rara usata dai capi della malavita per status symbol: pitoni moluro, storia di mezzo agosto, sono stati messi a guardia di pani di eroina. Un coccodrillo di due metri ha vissuto in semilibertà nel giardino di uno spacciatore, allocato sopra una scuola elementare di Napoli. Poi ci sono le due tigri di Francesco “Sandokan” Schiavone, storico capo dei casalesi.

Il titolare di un pub di Catania, per attirare clientela, aveva ospitato fra i tavoli un coccodrillo nano, iguane esotiche, scorpioni, tarantole, poi due gechi e una rana. Due cincillà sudamericani li aveva chiusi in una teca di vetro a forma di bara, sulla quale venivano serviti i cheeseburger. Le guardie zoofile dell’Ente nazionale per la protezione degli animali hanno fermato il macabro zoo fast food. A Quarto Oggiaro la testa di un pitone reale si è affacciata dal water di un bagno, e questa è notizia di inizio estate. In una casa di Brunico sono stati allevati per anni, nell’illegalità più temeraria, 400 ragni velenosi. Non è servito il sequestro della stagione 2003 all’aeroporto di Malpensa: la dogana aveva intercettato un carico di scorpioni per collezionisti, tra loro c’era l’Androctonus Australis, il cui veleno è più potente di quello di un cobra. La scoperta stimolò la rapida approvazione di una legge che avrebbe dovuto vietare la detenzione di animali pericolosi, ma sette anni dopo sui forum dei principali siti di aracnofilia si offrono a dieci euro l’uno la “Cyclosternum fasciatum”, grosso ragno dell’America centrale dai peli urticanti, la Poecilotheria Regalis, “tarantola ornamentale indiana”, e la Pterinochilus murinus, “imprevedibile, veloce, aggressiva e con un veleno da non sottovalutare”. Il 70% delle inserzioni di animali, in rete, riguarda il commercio di animali rari e un sito francese segnala ai cacciatori quali sono le specie appena riscoperte dagli scienziati, e quindi più gustose da far fuori. La Società italiana veterinari animali esotici, poi, stima che in Italia ci siano dodicimila possessori di ragni. Chi li rifornisce? E perché da noi mancano i controlli? Giovanni Guadagna, responsabile dell’ufficio cattività dell’Enpa, segnala: “Alcuni collezionisti e organizzatori di mostre dove si è potuto vendere aracnidi poi sequestrati sono stati chiamati come membri della commissione ministeriale che avrebbe dovuto stilare l’elenco degli animali pericolosi”.

Tartarughe in valigia. All’aeroporto di Fiumicino hanno fermato scimmie morte assiderate provenienti dalla Nigeria: se la stiva non è climatizzata, in volo si va a 50 gradi sotto zero. Poi 277 tartarughine del Nilo stipate in una valigia rosa fucsia, questo era bagaglio a mano. I pappagalli amazzonici la Finanza aeroportuale li scopre perché partono addormentati a forza e arrivano, dopo 12 ore e un paio di scali, svegli e rumorosi. Un funzionario del consolato italiano in Congo, forte della sua incontrollabile valigetta diplomatica, per anni ha importato rapaci a Roma, aquile, falchi, nibbi, mischiandoli a tappeti e pietre preziose. Quando l’hanno fermato ha protestato: “A Brazzaville li compravo per pochi dollari”. È stato denunciato anche per maltrattamento. E in questi giorni, in tre regioni diverse, sono state segnalate “tartarughe azzannatrici” in libertà. Fanno male, e sarebbero protette.
L’ultima inchiesta del Corpo Forestale è nata da venti fotografie che ormai hanno fatto il giro di Internet: un obitorio italiano di animali esotici. Antilopi e cuccioli di zebra accatastati, macellati. Pance sfondate, grossi uccelli decapitati. Nel mucchio macabro c’è uno scimpanzè. Un sacco di farinacei arriva dalla provincia di Reggio Emilia, un altro di fertilizzanti dal Casertano. Quelle carcasse potrebbero essere “avanzi” di uno zoo in difficoltà, animali esotici ammalati e quindi abbattuti. Le indagini sono in corso. “Per capire la mentalità di un predatore italiano”, ancora gli investigatori del Corpo forestale, “basta dire che il nostro raider da safari cerca l’illegalità, la pretende. In Alaska è possibile cacciare gli orsi bianchi, in Siberia è vietato. L’Interpol ci ha appena comunicato l’uccisione di due orsi bianchi in Siberia: sono stati due italiani”.

|Repubblica.it|


Mercato dei cani: per i Veterinari è tutto ok (?)

Tante segnalazioni di protesta e tante polemiche. Cuccioli in pubblica via, anzi cuccioli caricati in camion ed esposti in pubblica via per la vendita. Ogni venerdì in via Allende a Livorno arrivano i cani. Prezzi stracciati ma che evidentemente non preoccupano. Un cucciolo di chiauahua ad appena 750 euro, altri a 540, un volpino addirittura a 200 euro. Gabbiette disposte l’una sull’altra per la vendita. Prima i Vigili Urbani, poi i Veterinari dell’ASP locale che proprio l’altro ieri hanno effettuato il sopralluogo. Tutto va bene, nessun maltrattamento. Una sollievo per il venditore, abituato evidentemente a questi mercati. Per lui, e per i veterinari, è tutto a posto. Del resto parrebbe che non violi la normativa sul trasporto degli animali. Il mezzo, infatti, è risultato autorizzato all’Azienda Sanitaria Provinciale. La licenza,poi, era in regola. Assieme ai cani anche gatti, conigli, scoiattoli, tartarughe, varie specie di uccelli, ed altro ancora.

Riferendoci in generale ai controlli di Polizia con la giusta presenza di un Veterinario, forse però una cosa mal messa potrebbe esserci. Non nel caso specifico di Livorno, anzi trattasi di una possibile incongruenza nazionale. E’ automatico, in questi sopralluoghi, ricorrere agli Uffici dell’ASP i quali devono mettere a disposizione uno dei loro professionisti. Certo, bisognerebbe chiedere se trattasi, almeno, di un veterinario comportamentalista, in grado cioè di accertare eventuali anomalie frutto del malessere imposto, ad esempio, dai continui spostamenti, lunghe esposizioni in luoghi affollati, chiasso etc. Tutte cose che in bibliografia scientifica sono ormai ampiamente documentate come potenziali fonte di mancanza di benessere e pertanto, secondo il parere di autorevoli medici veterinari, generatrici di malessere.

La legge però impone agli uffici veterinari di rilasciare dei pareri tecnici preventivi, anzi impone ancor di più. Le Direzioni della Sanità Pubblica Veterinaria debbono autorizzare preventivamente certe attività che poi magari, per un successivo controllo, vengono ispezionate ricorrendo alle stesse ASP. Agli uffici della Sanità Pubblica Veterinaria vengono cioè assegnate funzioni di controllore di se stessi. Ovviamente il caso di Livorno vale solo da spunto, ancorchè i colleghi autorizzanti e controllori sono di uffici territorialmente diversi. Di sicuro, però, un Veterinario controllore che dipende dalla stessa Amministrazione la cui Direzione ha rilasciato l’autorizzazione, qualche dubbio non può che generarlo.

|Geapress|


Jenna Jameson paladina degli animali

Jenna Jameson, la famosa pornostar, scende in campo per la “Peta” e denuncia il trattamento che Kentucky Fried Chicken (KFC) riserva ai polli.


Serpenti e sauri sequestrati. La Forestale: maltrattamenti

Chiusa una mostra a Gallio: teche inadeguate e prive di habitat. La Finanza: il collezionista era evasore totale e aveva un lavoratore in nero.

GALLIO (Vicenza) – Una «collezione» di cinque serpenti e un sauro australiano che si trovava in una mostra allestita a Gallio sull’Altopiano di Asiago è stata sequestrata dagli agenti della Forestale di Enego in collaborazione con la Guardia di Finanza che ha scoperto il titolare della rassegna come «evasore totale». Le teche che custodivano i serpenti in un unico ambiente, erano vecchie e sottodimensionate, scarsamente arricchite nell’habitat che invece prevede la presenza di arbusti, rami, fogliame, racce e nascondigli; alcune sono risultate poco sicure con il rischio che gli animali potessero uscire e con lampade ad incandescenza non protette con il rischio di scottature per gli animali.

Sono stati sequestrati un boa costrittore di un anno e lungo circa 1 metro, non accompagnato da documentazione Cites, la Convenzione Internazionale di Washington che regolamenta il commercio e la detenzione di specie animali e vegetali a rischio di estinzione; un’anaconda gialla di circa sei anni della lunghezza di circa tre metri; un serpente dei ratti della lunghezza di un metro e mezzo, per il quale è stato contestato il reato di maltrattamento dal momento che, custodito in un terrario sottodimensionato, si era procurato ecchimosi sul muso. E ancora un pitone moluro albino della lunghezza di circa tre metri, un moluro albino di un anno, lungo circa 1 metro. Infine un tiliqua dalla lingua azzurra «Sauro australiano» della lunghezza di 45 centimetri. L’esemplare era custodito in un angusto terrario, nel quale non riusciva a muoversi. I finanzieri di Asiago hanno invece provveduto a rilevare che l’esposizione di animali era stata allestita da una impresa il cui titolare, residente a Thiene (Vicenza), aveva omesso di presentare le prescritte dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi risultando, pertanto, evasore totale. All’ingresso della mostra vi era inoltre un lavoratore, impegnato «in nero» nella distribuzione dei biglietti e nella custodia dei rettili.

(Ansa)


Denunciato sito web mangiagatti.com

Dopo l’increscioso caso di Beppe Bigazzi si torna a parlare di ricette culinarie a base di carne di gatto. Questa volta si tratta del sito internet www.mangiagatti.com, che rischia la chiusura dopo la denuncia fatta da Lorenzo Croce, presidente dell’Associazione Italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, Aidaa. Il sito non solo inneggia ad uccidere i felini domestici, ma propone anche una serie di ricette.

La denuncia è arrivata alla procura della repubblica ed alla polizia postale di Milano. Si chiede l’immediata chiusura del sito internet che oltre tutto riporta anche, secondo una nota dell’Aidaa, una “serie di inesattezze relative alle leggi che tutelano gli animali, leggi che puniscono con il carcere chiunque maltratti o uccida un gatto, figuriamoci poi se questa uccisione avviene a scopo culinario”.

La denuncia chiede anche che vengano individuati e perseguiti i responsabili per violazione della legge 281/91 e della legge contro il maltrattamento. “E’ una vergogna – dice Lorenzo Croce – che esista ancora gente che pubblicizzi ed inneggi all’uccisione dei gatti a scopo culinario, noi abbiamo chiesto l’immediato oscuramento del sito, ma non ci basta vogliamo che i responsabili vengano presi e puniti con il massimo della pena. Maltrattare e uccidere gli animali è un reato penale e per questo dobbiamo colpire con pene severe chi inneggia al maltrattamento e ci aspettiamo che le forze dell’ordine chiudano subito il sito in questione”.

|Tgcom|


COMO, CFS SEQUESTRA OLTRE CENTO CUCCIOLI CANI DA EST EUROPA

Sono oltre cento, alcuni dei quali in pessime condizioni di salute e strappati troppo prematuramente alle cure materne, i cuccioli di cane importati illegalmente dall’Est europeo e sequestrati in provincia di Como dal Corpo forestale dello Stato. L’operazione e’ stata condotta dai Forestali del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Torino e dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) in collaborazione con il Comando Stazione di Asso (Como), a seguito di una lunga e complessa attivita’ investigativa volta a contrastare i crimini contro gli animali. A supporto dei Forestali e’ intervenuto anche il personale dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) di Piemonte e Lombardia. I cuccioli, 104 per l’esattezza, sono stati ritrovati in due esercizi commerciali, nel Comune di Erba e nel Comune di Merone (Como).

Dai controlli effettuati dagli agenti della Forestale e dai veterinari dell’Asl di Como Brianza, e’ emerso che tutti gli animali erano stati importati illegalmente dall’Ungheria muniti di passaporti irregolari e molti erano pronti per essere immessi nel mercato, altri invece, sequestrati successivamente, erano gia’ stati venduti ad un altro commerciante. I cagnolini, ritrovati in vari casi in pessime condizioni di salute, appartenevano a varie razze, tra cui chihuahua, bull terrier, bulldog francesi, maltesi, west highland, chow chow, carlini, san bernardo, papillon, pincher e cavalier king, e avevano tutti tra i 45 e i 100 giorni di vita, un’eta’ che per legge non ne consente l’importazione. I tre commercianti implicati nella vicenda sono stati tutti denunciati per maltrattamento, falso in atto, ricettazione e per violazione delle normative sanitarie comunitarie. I cuccioli intanto sono stati tutti sequestrati, alcuni sono stati trasportati in cliniche specializzate a causa delle loro gravi condizioni di salute, gli altri sono stati affidati all’ENPA che li ha ricoverati in alcune delle proprie strutture presenti in Piemonte e Lombardia.

(AGI)


PROVATA VENDITA ILLEGALE CARNI BALENE

Negli Usa e in Corea.

Carne proveniente da balene uccise nell’ambito del programma di caccia a scopo scientifico del governo giapponese è stata venduta a ristoranti americani e coreani. E’ quanto ha scoperto un gruppo di scienziati e ambientalisti che lo scorso anno ha raccolto campioni di carne di balena venduta in ristoranti specializzati in sushi negli Usa e in Corea del Sud.

La loro scoperta dimostra che, nonostante la moratoria internazionale sulla caccia alla balene a scopo commerciale, la vendita illegale di carni provenienti da specie protette continua anche in Paesi dove sarebbe proibita e non solo in Giappone.

Analizzando l’impronta genetica delle carni, i ricercatori – che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista scientifica britannica Biology Letters – hanno scoperto che la carne di balena venduta in un ristorante di Los Angeles proveniva da una balena di Sei (una specie in via d’estinzione) venduta in Giappone nel 2007. Il ristorante ora ha chiuso e un procedimento penale è in corso nei confronti dello chef e dei proprietari. In un altro ristorante di Seoul i ricercatori sono stati in grado di ordinare 13 diversi piatti contenenti carne di balena, in due occasioni tra il giugno ed il settembre del 2009. Quattro dei campioni provenivano da una balena minke dell’Antartico, quattro da una balena di Sei, tre da una minke del Pacifico settentrionale, uno da una balenottera comune ed uno da un delfino di Risso. Il profilo genetico del campione di balenottera comune combaciava con quello di una balenottera venduta in Giappone nel 2007.

I ricercatori hanno concluso il loro studio affermando che al Giappone dovrebbe essere richiesto di rendere pubblico il registro del Dna di tutte le balena che cattura in modo da poter monitorare il traffico illegale delle loro carni.

(ANSA)


COMPRAVENDITA DI CANI, UNA SENTENZA A PALERMO SU TERMIONE OTTO GIORNI

La mancata o intempestiva denuncia dei vizi dell’animale, nel termine di otto giorni dalla scoperta è configurata dalla legge come una causa di decadenza del diritto del compratore alla garanzia. A chiarirlo è stato il giudice di pace di Palermo con sentenza del 9 marzo 2010.

Al centro del caso la risoluzione contrattuale per la morte di due cuccioli di rottweiler a causa di una gastroenterite emorragica con restituzione di quanto pagato per l’acquisto.

La sentenza chiarisce che l’acquisto di animali rientra nelle disposizioni del codice civile relative alla compravendita di beni, per cui è possibile applicare le disposizioni sulla garanzia per vizi della cosa venduta. D’altro canto, l’articolo 1496 del codice civile stabilisce che nella vendita di animali la garanzia per vizi è regolata dalle leggi speciali o, in mancanza, dagli usi locali. Se neppure questi dispongono, si osservano le norme sulla garanzia per i vizi della cosa venduta.

E, si legge in sentenza, nella vendita di animali si possono definire vizi i difetti, le patologie o le malattie che compromettono la funzionalità dell’animale o ne diminuiscono il suo prezzo. I vizi coperti da garanzia devono essere preesistenti al momento della vendita, o insorti dopo, ma derivanti da cause preesistenti, nonché occulti e gravi. Il legislatore stabilisce, dunque, termini temporali circoscritti entro cui poter ottenere la risoluzione contrattuale o la riduzione del prezzo: otto giorni dalla scoperta dei vizi e, comunque, un anno dalla con segna del bene. Pertanto ricorda il giudice di pace di Palermo, la mancata o intempestiva denunzia dei vizi della cosa venduta nel termine fa decadere il diritto alla garanzia.

Delicato è, quindi, il problema del momento dal quale decorre il termine di decadenza. Secondo la Cassazione, pronunciatasi su casi analoghi, se il vizio non è obiettivamente riconoscibile al momento della conclusione del contratto, la decorrenza deve farsi risalire al momento in cui il compratore acquisisce la certezza obiettiva dello stesso, non essendo sufficiente il semplice sospetto (sentenze 797/65 e 11452/00).

Infine, nell’assunto del giudice di pace palermitano, la denunzia dei vizi della cosa venduta «non richiede speciali formalità né formule sacramentali e può essere effettuata con qualsiasi mezzo idoneo di trasmissione» (Cassazione n. 539/86) e, quindi, anche mediante comunicazione telefonica (in tal senso le sezioni unite della Cassazione con sentenza n. 328/91). Non solo. La denuncia non deve essere in forma analitica o specifica, con precisa indicazione dei difetti riscontrati, ma può anche essere sommaria, salvo precisare in un secondo tempo la natura e l’entità dei vizi (Cassazione, sentenza 1602/69).

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SCANDALO TONNO ROSSO: CITES NON VIETA

Appello a pescatori, commercianti e consumatori: “Smettiamo di consumarlo”.

A Doha, alla 15esima Conferenza delle Parti della CITES (la Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie in Pericolo), la discussione lungamente attesa della proposta di proibire il commercio internazionale del tonno rosso è stata rapidamente liquidata. Su 129 Paesi, 72 hanno votato contro la proibizione del commercio, 43 hanno votato a favore e 14 si sono astenuti.

“Non sono serviti a nulla né i riscontri scientifici né il crescente supporto politico alla proposta di messa al bando registrato nei mesi passati, e non è servito neppure il sostegno dei Paesi che detengono le maggiori quote di pescato su entrambe le coste dell’Atlantico (Europa e Stati Uniti) – dichiarano le Associazioni WWF, Greenpeace, Lav, Legambiente e Marevivo – E’ scandaloso che i Governi non abbiano avuto nemmeno la possibilità di avviare un dibattito degno di tale nome sulla proposta di proibire il commercio internazionale di tonno rosso.”

La Libia ha chiesto oggi che la proposta fosse votata immediatamente, senza che ci fosse una adeguata discussione, e il tutto si e’ svolto nella più totale confusione.

“Le misure di gestione della specie predisposte dall’ICCAT (Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico e del Mediterraneo) hanno ripetutamente fallito – affermano le Associazioni – Ora, dopo l’insulsa bocciatura della proposta di inclusione del Tonno Rosso nella Appendice I della CITES, ci si auspica che gli Stati facciano il possibile affinché l’ICCAT faccia il proprio dovere.”

Le Associazioni fanno appello a ristoranti, commercianti, cuochi e consumatori in tutto il mondo perché smettano di vendere, servire, comprare e mangiare questa specie in pericolo. Una parte sempre più ampia del mercato globale del pesce (Carefour Europa, CoopItalia, …) sta già scegliendo di evitare il tonno rosso per dare agli stock ittici sovrasfruttati la possibilità di riprendersi.

“Mangiare è un gesto ecologico e politico. Adesso è più importante che mai che le persone facciano quello in cui i politici hanno fallito, ovvero smettere di consumare tonno rosso per salvare la specie” ribadiscono le Associazioni.

Il Principato di Monaco è diventato l’anno scorso il primo Paese ad aver rinunciato del tutto al tonno rosso. Le Associazioni stanno spingendo perché gli altri Paesi facciano lo stesso. (animalieanimali.it)


Traffico di cuccioli: 27 indagati

Duecento cuccioli di cane sono stati sequestrati nell’ambito di una vasta operazione che ha permesso di sgominare una associazione criminale, dedita al traffico di animali importati illegalmente dall’Europa dell’Est. L’operazione, durata tre mesi e articolata in diverse regioni del nord Italia, è stata coordinata dalla Procura di Torino-Direzione distrettuale antimafia e condotta dal Nirda del Corpo forestale e dalla polizia di Torino. Il gruppo procurava la documentazione necessaria per l’importazione degli animali con false certificazioni sanitarie prodotte da veterinari compiacenti. I cani venivano introdotti in Italia con passaporti non validi e microchip identificativi spesso non ancora inseriti sotto pelle. Una volta arrivati in allevamenti e negozi del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, ai cuccioli venivano apposti microchip italiani a volte con la complicità di veterinari coinvolti nel traffico. Sono 27 le persone indagate per diversi reati fra i quali falso, frode in commercio e maltrattamento di animali, tutte facenti parte dell’organizzazione criminale, tra fornitori di animali in territorio estero, corrieri, allevatori, commercianti e veterinari. Durante le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati sono stati rinvenuti altri cani oltre a denaro e documentazione bancaria, strumentazione e documentazione sanitaria contraffatta. Si stima che il giro d’affari abbia fruttato all’organizzazione all’incirca 200mila euro: ogni cucciolo acquistato dagli allevatori e dai commercianti con poche centinaia di euro veniva rivenduto intorno ai 1.000-1.500 euro. Tra le razze di cuccioli sequestrati: Carlini, Chihuahua, Cavalier King Charles, Shar-Pei, Pincher, Bulldog, West Highland, White Terrier ed altre razze. I cuccioli, importati in precarie condizioni igienico-sanitarie, erano privi della necessaria profilassi antirabbica e avevano meno di due mesi di vita. Alcuni animali, particolarmente bisognosi di cure, sono stati trasferiti presso cliniche e altre strutture specializzate. (APCOM)


CASERTA, SCEMPIO DI BUFALI LASCIATI MORIRE NEL LAGO

Una quindicina di carcasse di bufali, che erano stati lasciati morire qualche giorno dopo la nascita in uno dei laghetti formatisi in cave di sabbia in disuso, nelle campagne di Castel Volturno, nel Casertano, sono stati scoperti da una pattuglia del Corpo Forestale dello Stato. In alcuni bufali erano evidenti i segni di aggressione da parte di altri animali. Il responsabile della Forestale della provincia di Caserta, primo dirigente Nicola Costantino, ha informato la Procura della Repubblica di S.Maria Capua Vetere e disposto una serie di accertamenti tra le aziende zootecniche della zona per identificare i responsabili dell’uccisione degli animali. Si tratta, ha spiegato Costantino, di un fenomeno assai diffuso tra le aziende bufaline, non solo del casertano ma anche delle altre zone di allevamento bufalino e della produzione di mozzarella. L’utilizzazione della carne di bufalo, infatti, nonostante le promozioni avanzate dalle associazioni di categoria per la diffusione è ancora limitata perchè ritenuta antieconomica e la produzione della mozzarella viene assicurata dal latte delle bufale. I bufalini appena nati vengono strappati dopo uno o due giorni alla madre e lasciati morire nelle campagne, gettati nei canali o nei fossi, soffocati con la paglia o anche seppelliti ancora vivi.

Fonte


INTEGRATORI A BASE DI ANIMALI IN VIA D’ESTINZIONE

Una vasta operazione condotta per un intero mese in ben 18 paesi in rappresentanza dei cinque continenti, mirata al contrasto del traffico di specie protette utilizzate nel campo della medicina alternativa, è stata promossa e coordinata dall’Interpol-Enviromental Crime di Lione e condotta in Italia dai Nuclei e Servizi Cites del Corpo forestale dello Stato in sinergia con il Servizio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane (che ha diramato un “ALERT” presso tutte le dogane italiane) e con il supporto del Traffic WWF Italia. Oltre 3.000 controlli sono stati effettuati in Italia nell’ambito dell’Operazione Tram (Traditional Medicine), presso le dogane (passeggeri, bagagli, merci, pacchi postali, container) e negli esercizi commerciali, e hanno portato al sequestro di più di 30.000 confezioni di integratori alimentari, cosmetici e prodotti utilizzati nelle medicine alternative orientali ed europee (medicina cinese, ayurvedica tibetana e indiana, fitoterapia tradizionale europea). I prodotti venivano importati direttamente da India, Cina, Taiwan, Honk Kong e Vietnam attraverso i porti di Mestre, Trieste e Napoli e gli aeroporti di Milano. Erano mescolati a partite di erbe e integratori alimentari generici e non risultavano accompagnati dai Certificati CITES previsti dalla legge. Rilevante anche l’aspetto legato alla salute, infatti, i prodotti di erboristeria e fitoterapia sono considerati dalla legge italiana integratori e sottoposti a severi controlli e a specifiche norme che ne regolamentano la composizione e l’etichettatura. Migliaia tra i preparati oggetto di sequestro presentavano invece etichette irregolari che nascondevano la presenza di sostanze derivanti da specie protette e vietate negli integratori.

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TONNO ROSSO: STOP A COMMERCIO MONDIALE

Oggi la Commissione europea propone di vietare il commercio internazionale di tonno rosso e sarà solo il prodotto proveniente dall’attività di pesca artigianale nell’Ue che potrà finire nel piatto dei consumatori europei, ma non potrà uscire dalle frontiere comunitarie.

Nel documento, che viene illustrato dai commissari all’ambiente Janez Potocnik e alla pesca, Maria Damanaki, Bruxelles – secondo quanto appreso dall’Ansa – chiede infatti di inserire il tonno rosso tra le specie a rischio estinzione protette dalla Convenzione internazionale Cites, insieme al corallo e ad altre specie selvatiche minacciate. Per il corallo in particolare, Bruxelles suggerisce di includerlo nell’appendice II della Convenzione Cites, come già avevano proposto in passato gli Usa. In questo caso il commercio non verrebbe messo al bando ma regolamentato per evitare sfruttamenti incompatibili con la sua sopravvivenza.

La proposta di Bruxelles giunge a tempo di record. Nel caso del tonno rosso, prevede la sua iscrizione nell’appendice I della Convenzione Cites che ne vieta il commercio internazionale, ma non subito: solo dopo la riunione a novembre 2010 dell’Iccat, la Commissione internazionale dei tonnidi che gestisce le quote di pesca. Proprio l’Iccat si è impegnata a completare uno studio scientifico aggiornato sugli stock di tonno rosso e si attendono i risultati.

Tuttavia, il divieto di pescare tonno rosso riguarda le grandi tonniere. Bruxelles ha previsto una deroga per permettere alla pesca artigianale di continuare la sua attività ed il pescato potrà essere commercializzato sul mercato interno. Per quanto riguarda poi il sostegno a pescatori e operatori che perderanno l’attività, Bruxelles non prevede di mobilitare risorse finanziarie aggiuntive a quelle già stanziate nell’ambito del Fondo europeo per la pesca.

I tempi per completare l’iter decisionale sono stretti e dei contatti sono in corso tra le delegazioni di Italia, Francia e Spagna per avere una posizione comune in preparazione del prossimo consiglio ambiente dell’Ue. La proposta della Commissione europea comunque verrà già esaminata martedì 23 febbraio a livello tecnico. L’obiettivo: raggiungere un accordo in tempo per la prossima conferenza Cities in programma dal 13 al 25 marzo a Doha, nel Qatar. In quell’occasione si misurerà il consenso sulla proposta europea: nel caso in cui non venisse accolta, le catture del tonno rosso continuerebbero a essere regolate esclusivamente dalle norme Iccat. Non va dimenticato che l’80% del tonno pescato nel Mediterraneo è generalmente destinato ai consumatori giapponesi. (ANSA)


Ingente sequestro di latte a Matera

MATERA – Operazione dei Carabinieri del NAS, appartenenti al Comando provinciale di Matera e Potenza, hanno posto sotto sequestro un’azienda casearia per gravi irregolarità igienico-sanitarie. L’azienda, già in passato, era stata sospesa dalla Regione per irregolarità e, dunque, i militati hanno proceduto al sequestro delle attrezzature per un valore di circa 500.000 euro.

E’ stato posto sotto sequestro, in particolare, un centro di raccolta e commercializzazione di latte dove gli allevatori conferiscono varie tipologie di latte (tipo bovino, bufalino, ovino e caprino).Sequestrati anche 12.000 litri di latte crudo per un valore commerciale di 15.000 euro.


BLOCCATO TRAFFICO DI CUCCIOLI IN PIEMONTE

Azione del Corpo Forestale dello Stato nei pressi di un negozio di animali.

Stipati in un furgone, in mezzo ad una sessantina di animali, sprovvisti di microchip e di vaccini. La forestale ha sequestrato, in provincia di Torino, sette cuccioli di cane e due gatti importati illegalmente dalla Slovacchia. Denunciato l’importatore, 30 anni, residente in Slovacchia.

Il furgone è stato bloccato nei pressi di un negozio di animali di Castelnuovo Nigra, piccolo comune di 400 abitanti a due passi dal capoluogo piemontese. I cuccioli di cane, quattro Maltesi, un Bichon, un Bull Terrier e uno Shi-Tzu, avevano meno di 60 giorni.

A far scattare il sequestro sono state alcune anomalie sui passaporti dei piccoli animali, che riportavano notizie incomplete e discordanti.

L’operazione, effettuata dagli agenti del nucleo investigativo provinciale della forestale di Torino con il Comando stazione di Pont Canavese, si inserisce in una serie di controlli a tappeto. Un monitoraggio capillare che ha portato, sempre nel torinese, alla scoperta di una ‘fossa comune’ con venti carcasse di cani di varie razze e età.

(ANSA)

L’operazione rientra nell’ambito degli accertamenti effettuati dal Corpo forestale dello Stato sul territorio del capoluogo piemontese presso esercizi commerciali e allevamenti per garantire la tutela della salute degli animali. Un monitoraggio capillare che ha portato, poco tempo fa sempre nel Torinese, all’agghiacciante scoperta di un vero e proprio cimitero di animali misto a rifiuti intrisi di feci e urine. Quattordici metri cubi di cumuli di carta utilizzati come lettiera per gli animali, depositati sul suolo e in parte combusti, sotto i quali sono state rinvenute 20 carcasse di cane di varie eta’ e razze.

Una scoperta che i Forestali di Pinerolo hanno fatto durante un controllo eseguito con l’ausilio del personale veterinario dell’Asl, presso un allevamento di cani nel Comune di Prarostino (TO) situato in prossimita’ di un corso d’acqua denominato Rivo della Casanova. Le successive indagini, condotte dalla Forestale, hanno portato alla denuncia di una donna di Prarostino, che e’ stata segnalata alla Procura della Repubblica di Pinerolo per abbandono e combustione illecita di rifiuti e per maltrattamento di animali.

Dagli esami necroscopici eseguiti sulle carcasse degli animali presso l’Istituto Zooprofilattico di Torino, e’ emersa la possibile presenza di parvovirosi, grave patologia canina e presunta causa del decesso, anche se non si esclude che i cani siano morti per malnutrizione. Il Dipartimento di Patologia animale dell’Universita’ di Torino ha inoltre riscontrato, in campioni di fegato e rene, la presenza di una sostanza topicida denominata coumatetralyl che non pare pero’ in relazione diretta con la morte dell’animale.

(animalieanimali.it)


SOS ELEFANTI, APPELLO A UE CONTRO COMMERCIO AVORIO

Anche noi appoggiamo questa iniziativa della African Elephant Coalition.

Nuovo Sos per salvare gli elefanti africani, messi a rischio per il loro prezioso avorio.

A lanciare l’allarme è la African Elephant Coalition, che in questi giorni ha riunito nella capitale belga i rappresentanti di una ventina di Paesi africani.

“Chiediamo all’Ue un’azione urgente e immediata – ha spiegato Noah Wekesa, ministro per le foreste e la fauna selvatica del Kenya, in una conferenza stampa al Parlamento europeo – contro un possibile ripristino del commercio dell’avorio proposto da Zambia e Tanzania. Gli elefanti non appartengono a nessuno, passano da un Paese all’altro”. E, ad avviso del ministro keniota, un via libera al commercio legale significherebbe aprire la strada a nuove ondate di bracconaggio.

Appuntamento cruciale per il destino degli elefanti africani, sarà la prossima riunione della Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatica minacciate di estinzione (Cites), nel mese di marzo. “Ad oggi – ha aggiunto Gerben-Jan Gerbrandy, eurodeputato olandese – l’Ue appare silenziosa sull’argomento e so che alcuni Paesi, come Spagna, Francia, Gran Bretagna e Olanda, sono in dubbio sulla posizione da assumere. Un’astensione dell’Ue equivarrebbe a consegnare 27 voti alla lobby pro-commercio. Chiediamo che la Spagna prenda invece la guida, come presidente di turno, contro la proposta e faccia blocco con gli altri Stati Ue”. Intanto il Parlamento europeo voterà una risoluzione a febbraio.

(ANSA)


BLITZ, BLOCCATA TRATTA DEI CUCCIOLI A GROSSETO

Azione della Polizia Provinciale con veterinari Asl e Guardie del Wwf.

Cuccioli venduti illecitamente a Principina Terra. È quanto hanno accertato, domenica, gli agenti della polizia provinciale con guardie zoofile del Wwf, guardie volontarie e veterinari della Asl 9.

In tutto sono stati messi sotto sequestro e sotto fermo sanitario 40 animali. L’“Operazione piccoli amici” ha interessato l’azienda “Da Claudia” a Principina Terra ed è partita dopo varie segnalazioni. La vendita di cuccioli di cani avveniva anche attraverso internet ed era pubblicizzata con cartelli vicino al presunto allevamento.

Un agente della Polizia provinciale e una guardia zoofila si sono presentati al titolare in borghese manifestando l’intenzione di acquistare degli animali. Una volta accertata la presenza di irregolarità hanno dato il via all’operazione. Sul posto sono intervenute due pattuglie della Polizia provinciale, una pattuglia delle Guardie zoofile e il veterinario della Asl 9. L’esame della documentazione esibita ha messo in evidenza la mancanza delle autorizzazioni alla vendita, la presenza di microchip inseriti in tempi sospetti rispetto alle date di nascita dichiarate, cuccioli sprovvisti di microchip e non in regola con le vaccinazioni, certificazioni di provenienza di alcuni animali irregolari e contraffatte, l’utilizzo di medicinali speciali non accompagnato da documentazione sanitaria e la quasi totale assenza di documentazione sulle vendite.

Così gli animali sono stati posti sotto sequestro e sotto fermo sanitario: rimarranno in azienda in attesa dell’esito delle indagini che potrebbero interessare anche altri allevatori e intermediari. Nel frattempo il dipartimento di prevenzione della Asl 9 effettuerà i controlli sanitari sui cani.

«Mi appello – dice Patrizia Siveri, assessore alla Polizia provinciale – ai cittadini affinchè si rivolgano a strutture accreditate in modo da non alimentare la compravendita illecita di animali, gran parte dei quali provengono dall’estero e sono trasportati in condizioni disumane. Il profitto ricavato da questa attività è enorme, e il rischio è di acquistare un animale affetto da patologie gravi e non adeguatamente curato».

Quando si acquista un cucciolo proveniente da un Paese dell’Unione europea devono essere richiesti: il passaporto europeo (Pet-PassPort) contenente i dati anagrafici dell’animale, il numero del microchip, il certificato di vaccinazione antirabbica, il certificato veterinario e il certificato Traces.

Nel caso di un cucciolo proveniente da Paesi extracomunitari, bisogna informarsi presso le rispettive ambasciate, essendo molto diversi i documenti richiesti. Se invece il cucciolo è nato in Italia l’acquirente deve pretendere che gli vengano rilasciati l’attestazione di provenienza e il libretto sanitario.

Per i dubbi rivolgersi alla Polizia provinciale, in via Ambra 28/B, tel. 0564/484901 o al servizio veterinario della Asl9, Villa Pizzetti, Via Cimabue 109 Grosseto, tel. 0564/485648.


Salvati 115 cuccioli da traffico internazionale

Intervento coordinato tra Corpo Forestale dello Stato e Forestale regionale del Friuli Venezia Giulia.

A Tarvisio (Udine), gli agenti del Corpo Forestale hanno sequestrato 38 cuccioli di cane trasportati in piena clandestinità, privi di microchip e documentazione sanitaria.

Il sequestro è avvenuto nell’ambito di un’operazione condotta in collaborazione tra Corpo Forestale regionale del Friuli Venezia Giulia, Nirda (Nucleo Investigativo Reati in Danno di Animali) del Corpo Forestale dello Stato e gli Uffici Territoriali per la Biodiversità del CF di Tarvisio (Udine), che ha portato al fermo di tre veicoli, tutti italiani, che trasportavano cuccioli di cani e gatti, per un totale di 115 animali.

Maltrattamento di animali, detenzione di animali in condizioni incompatibili e falso ideologico, i reati contestati in totale.

I 38 animali sequestrati sono stati trovati all’interno di un’auto con quattro persone a bordo, diretta nel sud Italia. I cuccioli, appartenenti a varie razze tra cui Pincher, Barboncini, Cavalier King, Cocker, Yorkshire, Shitzu ma anche un San Bernardo, un Labrador e un Carlino, erano in condizioni drammatiche: letteralmente ammassati uno sull’altro nel bagagliaio, affamati, senza acqua e ricoperti dei propri escrementi.

74 animali (di cui 4 gatti) erano invece a bordo di un furgone proveniente dalla Polonia e adibito al trasporto di animali vivi. Al trasportatore è stata contestata una violazione amministrativo/sanitaria per irregolarità nella vaccinazione antirabbica, e gli animali sono stati sottoposti a vincolo sanitario a destino, per cui non potranno essere ceduti fino alla conclusione del protocollo vaccinale. Altri 3 cuccioli, all’interno di un’auto proveniente dalla Slovacchia, sono stati sequestrati per mancanza di microchip.

“L’operazione portata a termine nella notte dal personale del Corpo forestale regionale Friuli Venezia Giulia, NIRDA e UTB Tarvisio, cui va il nostro plauso, dimostra quanto sia attivo il traffico di cuccioli dall’Est Europa, incrementato a causa delle imminenti feste natalizie durante le quali molti regalano animali ai familiari, spesso ignorandone la reale provenienza – commenta Ilaria Innocenti del settore Cani e gatti della LAV.

“Ora ci auguriamo che il Disegno di Legge per la Tutela degli animali e contro il traffico dei cuccioli, approvato dalla Camera dei Deputati con 466 voti favorevoli lo scorso 25 novembre, trovi la sua rapida approvazione anche nell’Aula del Senato, fornendo a Forze di Polizia e Servizi veterinari gli strumenti per poter contrastare efficacemente il drammatico fenomeno” conclude Ilaria Innocenti.

La tratta dei cuccioli coinvolge ogni anno migliaia di cani e gatti, provenienti dai Paesi dell’Est, in particolare da Ungheria, Slovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, importati in modo truffaldino falsificando i documenti, senza il regolare microchip, precocemente strappati alle cure delle loro madri costrette a continue gravidanze, sottoposti a infernali viaggi e imbottiti di farmaci per farli sembrare sani all’acquirente.

La mortalità dei cuccioli nella fase che va dal trasporto ai primi mesi dopo l’arrivo in Italia raggiunge il 50%. Il valore di mercato di un cucciolo importato dall’Est e spacciato per italiano falsificando i documenti può aumentare fino a 20 volte, con un giro d’affari annuo stimato in 300 milioni di euro.

(animalieanimali.it)


CANADA E NORVEGIA CONTRO IL DIVIETO DI CACCIA ALLE FOCHE

Due nazioni ricorrono al WTO

Agli inizi di novembre dapprima il Canada ed in seguito la Norvegia hanno lanciato una contestazione al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) riguardo al divieto di commercializzazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche approvato dall’Unione Europea il 16 settembre scorso, e che entrerà in vigore il 20 agosto 2010.

Secondo i due paesi il divieto di vendita di ogni prodotto delle foche, come pelliccia, olio e carne, sarebbe in contraddizione con le leggi di mercato internazionali dettate dal WTO e dovrebbe essere rivisto.

Secondo Bruxelles invece la legislazione non va contro le leggi del mercato internazionale perché non è né protezionista né discriminatoria, visto che si applica a tutte le foche e ad ogni stato. Inoltre il divieto prevede delle eccezioni per quanto concerne la caccia tradizionale delle popolazioni Inuit in Canada.

La richiesta di una consultazione è formalmente il primo passo nel sistema di risoluzione delle dispute del WTO. L’obbiettivo delle consultazioni è quello di stabilire se risulta possibile trovare una soluzione che soddisfi ambedue le parti opposte nella disputa. Se risulta impossibile trovare un accordo, la nazione che ha lanciato la disputa può richiedere l’intervento del WTO nel ruolo di arbitro e giudice nel determinare se una decisione rispetta o meno le leggi di mercato internazionali.

Il WTO (World Trade Organization) viene istituito il 1° gennaio 1995 e ha sede a Ginevra in Svizzera. Vi aderiscono, a luglio 2008, 153 paesi che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi. In pratica, il WTO è la più potente organizzazione legislativa e giuridica del mondo, l’organismo preposto a dirimere le questioni giuridiche fra nazioni, nell’ambito del commercio, e ad essere la sede ufficiale delle trattative mondiali. E’ uno degli strumenti principali della globalizzazione attuata dalle multinazionali.

Ogni qualvolta una legge o un divieto mette a repentaglio determinati interessi commerciali, le nazioni possono ricorrere a questo “tribunale sovranazionale” per tutelare i profitti delle multinazionali e dell’industria. Ogni possibile regolamentazione a tutela dell’ambiente, dei diritti umani o degli animali viene così subordinata alla legge del libero mercato. Per questo motivo, da anni centinaia di gruppi e associazioni più disparati lottano contro queste politiche, ed è in occasione delle proteste contro un convegno del WTO a Seattle nel 1999, che i media hanno iniziato ad interessarsi al movimento da loro definito no global. E proprio in questi giorni anche a Ginevra, in occasione della riunione ministeriale del WTO, migliaia di persone stanno esprimendo il proprio dissenso contro tali politiche neoliberiste.

Il tentativo di ricorso a questo organo per tutelare il massacro di centinaia di migliaia di animali in nome della moda e del profitto è un caso emblematico del funzionamento delle leggi di mercato che governano il mondo odierno, ovvero un sistema dove esseri umani, animali ed il futuro del pianeta Terra vengono subordinati ai miti del progresso e del denaro.

Nelle prossime settimane ci saranno aggiornamenti sul caso e su come la lobby dei pellicciai porterà avanti le sue rivendicazioni attraverso la burocrazia del WTO.

Fonte: Fur Commission USA.


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