AGAINST ANIMAL CRUELTY

Allevamento

Salerno: troupe di Striscia viene aggredita ad Agropoli, due arresti

AGROPOLI (SALERNO) – Una troupe di «Striscia la notizia» è stata aggredita e derubata. Il fatto è accaduto giovedì pomeriggio ad Agropoli, comune del Salernitano, dove Edoardo Stoppa si era recato in seguito ad una segnalazione relativa ad una azienda zootecnica nella quale si sarebbero registrati maltrattamenti su animali. Giunta sul posto, in località Moio, la troupe è stata raggiunta dai titolari dell’azienda, una coppia di quarantenni di Agropoli, entrambi pregiudicati, che hanno aggredito Stoppa e i cameraman, sottraendo loro due telecamere.

In seguito all’aggressione, la troupe ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto è quindi intervenuta una pattuglia dei carabinieri. Ricostruita la dinamica dell’aggressione, i due sono stati arrestati con l’accusa di rapina in concorso. Ricorsi alle cure mediche all’ospedale civile di Agropoli, Stoppa e la troupe hanno quindi lasciato il centro cilentano. Solo pochi mesi fa, l’ azienda zootecnica era finita nel mirino del Corpo Forestale dello Stato che aveva denunciato la presenza di capi di bestiame sprovvisti dei documenti sulla tracciabilità previsti dalla legge.

|Ansa|


Bovino seppellito sotto terra, sequestrata azienda agricola

I carabinieri stanno indagando sull’azienda agricola di Rocca Priora. Il titolare è stato denunciato per aver allestito un deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi


Falconara Marittima (Ancona) – Un’azienda agricola di Rocca Priora è finita nei guai dopo il ritrovamento di una carcassa di un bivino, morto per cause sconosciute, sotto terra, nelle vicinanaze. A scoprirlo i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni e del Nucleo Operativo Ecologico per la tutela dell’ambiente.

I militari, mercoledì mattina, hanno ritrovato la carcassa del bovino sotterrata sotto un deposito di pneumatici, in un’area di 500 metri quadri appartenente all’azienda in questione. L’animale, dunque, non sarebbe stato smaltito come rifiuto speciale, come previsto dalla legge. Il terreno è stato sequestrato e l’illecito è stato segnalato alla Procura, cui è stata chiesta l’autorizzazione ad effettuare nuovi scavi, per accertare se nell’area siano seppelliti altri animali.

|Il Resto del Carlino|


Coldiretti: condizionatori anche per i maiali

Contro il crollo della fertilità dei suoi suini, un allevatore di Lodi ha installato condizionatori nel proprio allevamento.

Dopo i ventilatori per le mucche arrivano anche i condizionatori per aiutare i maiali ad alleviare le sofferenze del grande caldo. Come quelli che ha messo Marco Lunati, 33 anni, allevatore di suini nelle campagne di Mairago, in provincia di Lodi, per rendere l’estate più fresca ai suoi animali.

“Quando a luglio il termometro era salito intorno ai 34 gradi – ha raccontato – i miei maiali se stavano al chiuso con meno di 28 gradi”. E, mentre fuori tutti sudano, gli animali si godono l’aria fresca, garantendo così a 600 scrofe e 3mila maialini un’estate al fresco.

Lunati ha infatti spiegato che lo scopo principale dell’insolita inziativa è quello di evitare il crollo della fertilità che, in Pianura Padana, può arrivare fino al 30%, nei momenti di caldo peggiore. Il luglio appena trascorso si è infatti classificato al sesto posto tra i più torridi degli ultimi 200 anni, come riferiscono i dati raccolti dalla Coldiretti, e le temperature medie sono state superiori esattamente di 2,18 gradi rispetto al periodo di riferimento 1961-1990, come confermato dall’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima- Isac- del Cnr di Bologna.

E un caso analogo si era già verificato dopo l’estate bollente del 2003, quando Andrea Cristini, Vice Presidente di Coldiretti Brescia, allevatore di suini a Isorella, aveva deciso di utilizzare i primi impianti di raffrescamento. “Si tratta di radiatori ad acqua corrente che consentono di ottenere un sensibile calo di 4-5 gradi della temperatura interna dell’allevamento. Ne abbiamo uno per ogni sala di gestazione e uno per ogni sala parto per presevare gli animali ed evitare che il troppo caldo li stressi”.

Solo nella regione Lombardia si contano circa 4milioni e mezzo di maiali, che costituiscono circa il 50% di tutti quelli presenti in Italia, e il valore del comparto a livello regionale supera i 9miliardi di euro fra produzione, macellazione, trasformazione e consumo al dettaglio.

|Libero.it|


Mucche rumorose, scatta la denuncia

I campanacci al collo degli animali disturbano la quiete

Allevatore sanzionato, turisti si lamentano con Forestale

VIESTE — Dopo gli schiamazzi notturni e dopo i rumori assordanti delle discoteche a disturbare il sonno dei turisti sul Gargano sono arrivati anche gli scampanellii delle mucche che pascolano. Accade sulla strada provinciale 52, la litoranea che collega Peschici a Vieste, dove gli uomini del Corpo Forestale dello Stato sono stati costretti ad intervenire denunciando un agricoltore quarantenne di Vieste. L’uomo è accusato di invasione di terreni, pascolo abusivo, molestie e disturbo del riposo delle persone. Secondo quanto emerso dalle indagini da qualche tempo alcuni bovini pascolavano, allo stato semi-brado, in terreni demaniali, a pochi metri da alcune strutture ricettive del Gargano. Soprattutto di notte il movimento degli animali provocava il continuo rumore delle campane che le mucche portano al collo, creando fastidi a numerosi turisti che hanno iniziato a ribellarsi all’incessante scampanellio, lamentandosi prima con i responsabili dei campeggi e di un residence della zona e, poi, direttamente con le autorità del posto.

In realtà il problema era stato già affrontato proprio dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato della stazione di Peschici che, durante uno dei quotidiani controlli del territorio, avevano notato che diverse volte i bovini di un’azienda agricola in particolare, che si trova lungo la provinciale Vieste-Peschici, sconfinavano arrivando fino alla strada. Circostanza che si ripete anche in altri luoghi del Gargano. Soprattutto di sera, però, gli animali finiti sotto accusa — anche per trovare un po’ di refrigerio — pascolavano ai bordi della litoranea creando non pochi problemi alle automobili in transito. In più di una occasione qualche automobilista è stato costretto ad effettuare delle brusche manovre per evitare di investimenti. Durante questi controlli gli investigatori hanno cosi ricevuto le lamentele dei turisti, italiani e stranieri, infastiditi del continuo scampanellio dei bovini, specie quando gli animali arrivavano a pochissimi metri dai campeggi e da altre strutture.

Suoni particolari che non a tutti creano però problemi. «È vero — ha raccontato Michele Belpiede, un turista veneto in vacanza con la famiglia — di notte sentiamo le campanelle delle mucche, ma non ci danno molto fastidio. Chi va a trascorrere le vacanze in campeggio sta in mezzo alla natura e deve mettere in conto di convivere con alcuni di questi rumori». Inoltre, come emerso anche gli scorsi anni, molto spesso gli animali sconfinano anche per colpa degli stessi turisti. Questi, infatti, per raccogliere l’origano, una specialità del Gargano, o per fare delle escursioni, a volte tagliano o aprono le recinzioni degli allevamenti che si trovano a ridosso delle strutture turistiche, provocando la fuga di bovini e pecore. In questo modo gli allevatori perdono alcuni capi delle loro mandrie o greggi senza saperlo.

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Ambiente: Taranto, metalli pesanti in polmoni e fegato bovini

(Adnkronos Salute) – Depositi di metalli pesanti in polmoni e fegato di bovini nati e allevati nell’area di Taranto. “Gli animali presentavano lesioni a livello polmonare ed epatico dovute all’accumulo di metalli pesanti, come carbonio, alluminio, silice, ferro e titanio”. A illustrare i risultati di una ricerca tutta italiana, condotta da studiosi del Dipartimento di veterinaria dell’Università di Bari e da colleghi dell’Università Federico II di Napoli, è Anna Morelli, specializzanda in ispezione degli alimenti di origine animale nell’ateneo pugliese e componente del gruppo di ricerca.

La Città di Taranto ospita un grosso polo industriale (il più grande centro siderurgico europeo, una grossa raffineria, un grande cementificio, altre industrie metalmeccaniche) a ridosso del centro abitato. La ricerca sui bovini (pubblicata su ‘Folia Histochimica et Cytobiologica’ nel 2009) è iniziata qualche anno fa, dall’osservazione casuale di lesioni sospette negli animali, nel corso di “un lavoro in alcuni mattatoi – dice Morelli all’Adnkronos Salute – Così abbiamo deciso di prendere in esame i bovini come ‘specie sentinella’ per rilevare segni di rischio ambientale” nell’area di Taranto.

Il team ha esaminato 183 bovini, analizzando e campionando i linfonodi dell’albero respiratorio e il parenchima polmonare, ma anche il fegato degli animali. “Scoprendo risultati, in parte ancora non pubblicati, che fanno riflettere. Sessanta bovini – dice la ricercatrice – presentavano lesioni marcate dovute a depositi di metalli pesanti a livello polmonare o linfonodale”, dice Morelli.

Nella ricerca sono stati coinvolti solo animali allevati nella provincia di Taranto, divisa in quattro aree sulla base della distanza dalla città. Ebbene, “abbiamo notato la presenza dei metalli pesanti anche in una vitellino di quattro mesi e mezzo – dice la ricercatrice – Oltre a una differenza nei valori riscontrati negli animali allevati nella zona più vicina all’area industriale”.

Se le alterazioni notate negli animali più piccoli non erano ancora segno di una patologia, per altri soggetti, più grandi, le cose erano differenti. E, secondo la ricercatrice, questi risultati devono far riflettere. “Lo studio dei bovini allevati in aree ad alto rischio di inquinamento ambientale può essere utile per stimare il pericolo di esposizione umana a contaminanti ambienti”, nota la Morelli. Il cui studio, nel frattempo, va avanti. Sembra che ci sia l’intenzione di esaminare l’eventuale presenza di metalli pesanti anche negli organi di altri animali nati e cresciuti nella zona.