AGAINST ANIMAL CRUELTY

Ambiente

British Petroleum nasconde le prove degli animali morti

|Giornalettismo.com|

Il numero di uccelli, pesci, tartarughe e mammiferi uccisi con l’uso di Corexit, il disperdente usato nel Golfo, non potrà mai essere conosciuto realmente ma ci sono evidenze che suggeriscono che la BP ha collaborato con la Guardia Costiera, il Dipartimento della Homeland Security, la FAA, organizzazioni pubbliche e private per nascondere le operazioni di smaltimento degli animali ai media e al pubblico. La maggioranza delle operazioni di smaltimento sono state condotte di notte, le aree costiere dove sono stati raccolti gli animali morti sono state chiuse dalla US Coast Guard. Sulla riva, appaltatori privati e funzionari delle forze dell’ordine locali hanno sorvegliato le discariche in cui le spoglie degli animali morti sono state accumulate, addirittura con guardie armate come nel caso della discarica Magnolia Springs.

Quel che non si vede però si sente come testimonia Robyn Hill, funzionario addetto alla sicurezza nella spiaggia di Gulf Shores : una mattina è svenuta per il fetore opprimente che si sentiva sulla spiaggia in cui lavorava; quando ha voluto capire da dove provenisse ha osservato due operai che gettavano sacchetti di plastica pieni di uccelli morti e di pesce in un cassonetto dei rifiuti residenziale protetto da una guardia di sicurezza. Quando il cassonetto è stato lestamente svuotato da un camion, la guardia si è allontanata. Perchè nascondere così lo smaltimento degli animali?

Il Christian Science Monitor a giugno spiegava che per le leggi federali la Bp deve pagare una multa fino a a 50 mila dollari per ogni animale morto presente sulla lista delle specie in via di estinzione, come ad esempio una tartaruga di Kemp Ridley. Ma anche i pellicani Brown, che sono stati duramente colpiti dalla marea nera. Infatti, la US Fish and Wildlife Service elenca 29 specie minacciate di estinzione nel Golfo che potrebbero essere state colpite dal petrolio. Perciò non è difficile capire che come la BP sta cercando di nascondere la quantità di greggio che ha invaso nel Golfo, per ridurre l’importo delle multe che deve pagare secondo il Clean Water Act , così allo stesso modo, sta cercando di smaltire segretamente gli animali in via di estinzione uccisi dalla marea nera, per diminuire le sanzioni in applicazione della legge sulle specie minacciate di estinzione.

Annunci

Provincia di Salerno approva delibera su Piano Faunistico Venatorio

Sarà realizzato un accordo di collaborazione con il Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Università degli Studi di Napoli ”Federico II”

La Giunta provinciale di Salerno ha deliberato, su relazione dell’Assessore alla Ricerca Scientifica Antonio Mauro Russo, la realizzazione di un accordo di ”collaborazione con il Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale dell’Universita’ degli Studi di Napoli ”Federico II” per la redazione del Piano Faunistico Venatorio provinciale di Salerno”.

Su relazione dell’Assessore all’Agricoltura Mario Miano, e’ stato deliberato di chiedere alla Regione l’istituzione di una zona a particolare status fitosanitario per il controllo della diffusione del cinipide galligeno del castagno. I Comuni interessati dovranno tempestivamente segnalare la presenza del patogeno sul proprio territorio. La Provincia di Salerno assumera’ il ruolo di ”capofila per l’istituzione di un Osservatorio per il monitoraggio sul territorio del grado di diffusione del cinipide galligeno”.

Su relazione dell’Assessore alle Politiche sociali Sebastiano Odierna, la Giunta, a seguito della scadenza del contratto dell’attuale portavoce, ha poi proceduto alla nomina del nuovo, Pasquale Petrillo. Nella stessa seduta, su relazione dell’Assessore Marcello Feola, e’ stata approvata la perizia di variante tecnica e suppletiva riguardante i ”lavori di completamento della rotatoria sulla SR 267 innesto SP 70 (S. Marco di Castellabate)”, mentre su relazione dell’Assessore Generoso Andria, e’ stata deliberata la compartecipazione al progetto per la realizzazione di un ”workshop di orientamento professionale Economia nella cultura del restauro”che si terra’ a Giffoni Valle Piana.

Si tratta di un’attivita’ seminariale, organizzata in due week end, il primo dei quali incentrato sui temi del restauro e volto a favorire il raccordo tra domanda e offerta nel campo dell’artigianato locale, attraverso l’incontro tra artigiani restauratori ed aziende produttrici di materiale per restauro. Il secondo week end sara’ dedicato, invece, all’orientamento professionale degli allievi dell’ultimo anno delle scuole superiori, in accordo con i corsi di laurea di restauro dell’Universita’ Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’opificio delle Pietre dure di Firenze.

Su relazione dell’Assessore al Bilancio Antonio Squillante, e’ stato infine deliberato l’atto di indirizzo per l’avvio della procedura di affidamento del servizio di pulizia degli uffici provinciali.


Abusivismo, sequestrate 24 villette per un valore di dodici milioni di euro

Le costruzioni si trovano nel comune di Pontecagnano-Faiano. Erano state costruite a ridosso della collina

SALERNO – Ventiquattro villette di lusso, per un valore complessivo di 12 milioni di euro, sono state sequestrate nel comune di Pontecagnano-Faiano dai carabinieri su ordine della Procura della repubblica di Salerno. I militari del reparto operativo del comando provinciale hanno accertato che le 24 unità abitative, realizzate a ridosso della collina di Faiano, in un parco a prevalente vocazione turistica, sono state realizzate con una lottizzazione abusiva. Alcune delle villette sequestrate sono risultate già acquistate, con atto pubblico, da diverse persone che da circa un anno abitano nella zona.

|Il Corriere del Mezzogiorno|


Topi morti nel mare di Salerno. I bagnanti fuggono terrorizzati

12 carcasse tra il lungomare Marconi, Torrioni e Pastena. Il Comune: è un effetto collaterale della derattizzazione.

SALERNO – Topi morti nel mare di Salerno. Dodici le carcasse recuperate tra il Lungomare Marconi a Torrione e Pastena e la litoranea orientale. Francesco D’Agostino, che da decenni gestisce il lido della Polizia di Stato, non aveva mai visto una cosa del genere. E’ stato lui a coordinare i bagnini dello stabilimento per recuperare i ratti morti. «Il mare porta di tutto — dice l’imprenditore balneare — e mai come quest’anno mi trovo a fare i conti con polistirolo, plastica e assorbenti da donna. Ma i topi morti, a mare, non li avevo mai visti». Invece, ieri mattina, a riva sono arrivate sette pantegane. I bagnini hanno dovuto recuperarle con i retini, prima di chiamare la Capitaneria di porto e di contattare l’ufficio Fogne del Comune di Salerno. Qualche minuto dopo, l’allarme è scattato sulla spiaggia del Lungomare Marconi a Pastena. Il sopralluogo dei militari della Marina ha contato in tutto dodici carcasse di topi. A quel punto, lungo tutto il litorale cittadino, i bagnanti sono letteralmente fuggiti dalle spiagge non senza qualche disagio. «E’ uno schifo— dice Amelia De Martino, una bagnante — ci mancavano solo i topi. Come se questo mare salernitano non fosse già una fogna a cielo aperto».

LA SPIEGAZIONE – Ieri mattina, a Palazzo di Città, nessuno riusciva a darsi una spiegazione. L’ufficio Fogne ha delegato l’ufficio Verde pubblico a scovare i motivi dell’apparizione delle pantegane a mare. Fino alle cinque di ieri pomeriggio, l’assessore all’Ambiente, Gerardo Calabrese, evitava di fare qualsiasi ipotesi sul come e perché sia potuta accadere una cosa del genere sulle spiagge salernitane. La presenza di parecchi torrenti che scendono fino alla litoranea non può non aver influito sulla scoperta. Poi, alle sette di ieri sera, i dubbi diventavano certezze. E anche il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, che all’inizio stenvaca a credere ad una situazione così singolare, ha cominciato a darsi una spiegazione. Qualche sera fa, a Salerno c’è stata una massiccia derattizzazione che ha interessato anche le zone limitrofe ai torrenti. I temporali di venerdì scorso hanno contribuito a peggiorare la situazione. I torrenti si sono ingrossati, ci sono stati parecchi smottamenti di alvei dei fiumi che hanno trascinato terriccio nella corrente. Sulle sponde dei torrenti a farla da padrone sono cumuli e cumuli di rifiuti di ogni genere e tipo, rifugio ideale per i topi. E così, le pantegane che hanno abboccato all’esca della derattizzazione, già morte o morenti, sono state trascinate dalla corrente dei torrenti e portate fino a mare. Per poi ricomparire, ieri mattina, dopo tre giorni, sugli arenili delle coste salernitane. Spiegazione logica e plausibile questa. Che, per gli addetti ai lavori, giustificherebbe anche la presenza della macchia nera avvistata da due giorni. Si tratterebbe di cumuli di legname trasportati dalla corrente dei fiumi. Ma resta il dubbio: come mai i topi arrivano a mare? E, soprattutto, perchè torrenti e fiumi non sono mai stati ripuliti dai rifiuti se è questa una delle cause dell’inquinamento? Intanto, ieri pomeriggio, il comandante della Capitaneria, Fabrizio Mollica, ha ispezionato la zona a bordo di una motovedetta. «Per il momento, la situazione è tranquilla — dice — e non ci sono state più segnalazioni». Nel frattempo il Comune ha avviato un monitoraggio sugli sbocchi a mare.

|A. C. – Il Corriere del Mezzogiorno|


Galapagos, l’Onu non tutela. Turismo e cemento in agguato

LONDRA – Quando Charles Darwin nel 1835 sbarcò alle Galapagos vi trovò 13 specie di fringuello: discendevano tutte da un unico tipo di esemplare, volato nell’arcipelago migliaia di anni prima dal Sudamerica. Poi tartarughe giganti, iguane marine, cormorani che non volavano più. Ragionando su quegli esseri animali straordinari, lo scienziato britannico elaborò la sua teoria dell’evoluzione. Oggi l’evoluzione dell’essere umano potrebbe portare il turismo in dosi anche moderate, ma comunque pericolose nel tempio sacro della zoologia mondiale. Devastando la sua immobilità millenaria. Se oggi Darwin tornasse a mettere piede alle Galapagos troverebbe decine di turisti, dovrebbe catalogare le marche degli scarponcini e i modelli delle macchine fotografiche.

“Godrete tutti i comfort e vivrete l’eccitante esperienza della motonave Eclipse alle Galapagos”: dal 20 al 27 novembre sarà una settimana indimenticabile, posto in cabina normale 4.850 dollari, deluxe 5.750. L’ultimo numero di Luxury travel magazine propone quella che per ora è ancora una vacanza esclusiva, ma che potrebbe diventare un tour abbordabile per molti. Il problema è che una crescita di turisti rischia di far saltare per sempre il mondo incantato dell’arcipelago al largo dell’Ecuador. Il governo di Quito, se volesse, già adesso potrebbe iniziare a incrementare il turismo: l’altra sera un panel Onu che controlla i “World Heritage Sites” nel mondo ha ritirato le Galapagos dai siti protetti “in pericolo”.

Il problema è che la decisione è stata presa da un gruppo di rappresentanti politici in un comitato dell’Unesco, l’ente Onu che tutela il patrimonio naturale e culturale mondiale. Ma in aprile un gruppo di esperti delle stesse Nazioni Unite che aveva visitato l’arcipelago aveva suggerito non abbassare il livello di allarme. I porti di imbarco e sbarco fra isole ed Ecuador non solo biologicamente sicuri, tanto da poter evitare che piante, semi, funghi e anche malattie sconosciute alle Galapagos possano essere trasferite nelle isole da un turismo più intenso.

In tutta la regione sta aumentando la pressione dei pescatori industriali; nell’arcipelago nel 1960 vivevano solo 2000 esseri umani, che sono diventati ormai ben 30.000; ci sono pressioni per nuovi insediamenti umani. “Il rischio è quello di modificare anche inconsapevolmente l’equilibrio delicatissimo di flora e fauna nelle isole”, dice Toni Darton, direttrice del Galapagos Conservation Trust. “Siamo preoccupati, dire che le Galapagos non sono più in pericolo è assolutamente prematuro”. Da quando Darwin le scoprì scientificamente, le Galapagos in qualche modo sono entrate a far parte del patrimonio culturale britannico, così come lo sono le teorie scientifiche dello scienziato. Qualsiasi cosa accada alle Galapagos coinvolge e mobilita direttamente il Regno Unito.

Ma l’altra sera il comitato Unesco che ha votato il ritiro dello status di “endangered” era guidato dal Brasile, nuova superpotenza sudamericana. I brasiliani hanno detto che “è importante riconoscere gli sforzi di Quito per proteggere e preservare questo patrimonio”. La verità è che come spesso accade la volontà di preservazione di Stati o istituzioni straniere viene vissuta come esercizio di prevaricazione, e combattuta anche con spirito nazionalistico.

|laRepubblica.it|