AGAINST ANIMAL CRUELTY

Svolta tragica nella ricerca dell’orso Dino. Sarebbe stato mangiato dai cacciatori

La sofferta testimonianza di un cacciatore che si è rifiutato di andare alla cena clandestina. L’animale, di cui si erano perse le tracce i primi di giugno, avrebbe distrutto 20 arnie e ucciso un vitellino in Val Capra. Il proprietario del terreno non ci ha visto più e ha fatto fuoco con un fucile da caccia

Gallio. «Ha ucciso l’orso Dino, a colpi di fucile, i primi giorni di luglio, e poi se l’è mangiato con alcuni amici che l’hanno aiutato a squartare l’animale e a cancellare le tracce». È il racconto a tinte forti di un imprenditore di Cittadella, appassionato di caccia, venuto a conoscenza dell’uccisione dell’orso da un amico bracconiere, residente nel Vicentino, che l’aveva invitato ad una cena a base di lasagnette al ragu e costate di orso appunto: quelle di Dino.

L’imprenditore ha ringraziato, ma non se l’è sentita e alla cena non è andato.

Ad ammazzare l’orso, a sentire il racconto dell’imprenditore, sarebbe stato il proprietario di un appezzamento di terreno in località Val Capra, in Comune di Gallio, stanco delle scorribande del plantigrado ritornato in zona e che aveva preso di mira la sua proprietà.

M5 avrebbe devastato una ventina di arnie e azzannato, uccidendolo, un vitello e l’uomo non ci ha visto più, ha imbracciato il fucile e fatto fuoco: «Un solo colpo, preciso, da esperto di caccia grossa, – prosegue nel racconto l’uomo, che riferisce sempre le parole dell’amico – sulla parte alta della zampa anteriore sinistra, in prossimità del cuore. L’orso non ha avuto scampo». E a questo punto sarebbero entrati in scena gli amici dell’uomo, un gruppo di cacciatori come lui, residenti a Tezze, Cittadella e Rosà, che lo hanno aiutato a scuoiare l’animale e farlo a pezzi. Tra i cacciatori, è una cosa risaputa, aiutarsi in questo genere di operazioni è un fatto normale.

In questi casi il fattore tempo è fondamentale per non essere scoperti: uccidere un animale protetto è un reato grave, si rischiano multe salatissime. Nessuno è più venuto a sapere nulla, l’orso Dino era scomparso e sia il Corpo Forestale, che lo aveva fotografato ai primi di giugno diretto in Slovenia, sia la Polizia Provinciale, si erano convinti che l’animale avesse abbandonato l’Altopiano. L’ultima volta che era stato avvistato era dalle parti di Roana, a un tiro di schioppo da Gallio, alla fine di giugno: «Voci che davano Dino in pentola ne abbiamo sentite – spiega il comandante del Corpo Forestale, Daniele Zovi – ma riscontri non ne abbiamo mai avuti. A noi risultava che M5 avesse abbandonato l’Altopiano diretto in Slovenia, sua terra d’origine».

Conferme dalla Slovenia però non ne sono mai arrivate e, a dar retta all’imprenditore-cacciatore l’orso sarebbe ritornato sulle nostre montagne, ma sarebbe finito dritto nel congelatore di un cacciatore di Gallio.

E proprio quella cena clandestina tra il gruppo di amici, ha dato il via alla fuga di notizie che, a Ferragosto, ha coinvolto anche l’imprenditore di Cittadella che ha vuotato il sacco raccontando tutta la terribile storia.

|Giornale di Vicenza|

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