AGAINST ANIMAL CRUELTY

Galapagos, l’Onu non tutela. Turismo e cemento in agguato

LONDRA – Quando Charles Darwin nel 1835 sbarcò alle Galapagos vi trovò 13 specie di fringuello: discendevano tutte da un unico tipo di esemplare, volato nell’arcipelago migliaia di anni prima dal Sudamerica. Poi tartarughe giganti, iguane marine, cormorani che non volavano più. Ragionando su quegli esseri animali straordinari, lo scienziato britannico elaborò la sua teoria dell’evoluzione. Oggi l’evoluzione dell’essere umano potrebbe portare il turismo in dosi anche moderate, ma comunque pericolose nel tempio sacro della zoologia mondiale. Devastando la sua immobilità millenaria. Se oggi Darwin tornasse a mettere piede alle Galapagos troverebbe decine di turisti, dovrebbe catalogare le marche degli scarponcini e i modelli delle macchine fotografiche.

“Godrete tutti i comfort e vivrete l’eccitante esperienza della motonave Eclipse alle Galapagos”: dal 20 al 27 novembre sarà una settimana indimenticabile, posto in cabina normale 4.850 dollari, deluxe 5.750. L’ultimo numero di Luxury travel magazine propone quella che per ora è ancora una vacanza esclusiva, ma che potrebbe diventare un tour abbordabile per molti. Il problema è che una crescita di turisti rischia di far saltare per sempre il mondo incantato dell’arcipelago al largo dell’Ecuador. Il governo di Quito, se volesse, già adesso potrebbe iniziare a incrementare il turismo: l’altra sera un panel Onu che controlla i “World Heritage Sites” nel mondo ha ritirato le Galapagos dai siti protetti “in pericolo”.

Il problema è che la decisione è stata presa da un gruppo di rappresentanti politici in un comitato dell’Unesco, l’ente Onu che tutela il patrimonio naturale e culturale mondiale. Ma in aprile un gruppo di esperti delle stesse Nazioni Unite che aveva visitato l’arcipelago aveva suggerito non abbassare il livello di allarme. I porti di imbarco e sbarco fra isole ed Ecuador non solo biologicamente sicuri, tanto da poter evitare che piante, semi, funghi e anche malattie sconosciute alle Galapagos possano essere trasferite nelle isole da un turismo più intenso.

In tutta la regione sta aumentando la pressione dei pescatori industriali; nell’arcipelago nel 1960 vivevano solo 2000 esseri umani, che sono diventati ormai ben 30.000; ci sono pressioni per nuovi insediamenti umani. “Il rischio è quello di modificare anche inconsapevolmente l’equilibrio delicatissimo di flora e fauna nelle isole”, dice Toni Darton, direttrice del Galapagos Conservation Trust. “Siamo preoccupati, dire che le Galapagos non sono più in pericolo è assolutamente prematuro”. Da quando Darwin le scoprì scientificamente, le Galapagos in qualche modo sono entrate a far parte del patrimonio culturale britannico, così come lo sono le teorie scientifiche dello scienziato. Qualsiasi cosa accada alle Galapagos coinvolge e mobilita direttamente il Regno Unito.

Ma l’altra sera il comitato Unesco che ha votato il ritiro dello status di “endangered” era guidato dal Brasile, nuova superpotenza sudamericana. I brasiliani hanno detto che “è importante riconoscere gli sforzi di Quito per proteggere e preservare questo patrimonio”. La verità è che come spesso accade la volontà di preservazione di Stati o istituzioni straniere viene vissuta come esercizio di prevaricazione, e combattuta anche con spirito nazionalistico.

|laRepubblica.it|

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