AGAINST ANIMAL CRUELTY

CACCIA: L’UE CONDANNA NUOVAMENTE L’ITALIA

Il 15 luglio pubblicata la sentenza di condanna contro l’Italia per la gestione allegra della caccia in deroga, passata da evento eccezionale a prassi acquisita in molte regioni. Una barbarie commessa col placet delle autorita’ locali e la connivenza di quelle nazionali, ancora una volta censurata dalla Giustizia.

Che i provvedimenti assunti dalle Regioni sulla base di una norma nazionale al fine di garantire la caccia a specie protette fossero in palese violazione delle norme europee era cosa nota, probabilmente agli stessi legislatori regionali.

Il quadro normativo europeo è chiaro: le “deroghe” si chiamano “deroghe” perche’ sono misure eccezionali da assumere in casi ben precisi. Quando diventano una abitudine, non sono “deroghe”: sono la prassi.

E la caccia in deroga era diventata prassi stabilita, un “diritto acquisito” da parte di quello sparuto drappello di ammazzapasseri che se non sparano a un fringuello, a una peppola o a un prispolone non si sentono realizzati.

Lasciando perdere i commenti su queste frange di marginalita’ sociale, relitti di un tempo remoto che ancora si pasce di nostalgie medievali, quello che veramente offende e scandalizza è la pacifica arroganza con cui legislatori di ogni colore politico e collocazione geografica si sono letteralmente “calati le braghe” in barba a qualsiasi norma di rango superiore per accaparrarsi una manciata di voti – localmente significativa.

La grettezza e meschinita’ della deregulascion all’italiana, quella dei signorotti locali che amano farsi chiamare “governatore” e si credono cittadini del mondo, viene ancora una volta messa a nudo.

Sono i Don Rodrigo del nostro tempo, quelli che abitando nel loro maniero con quattro sgherri alla porta, pensano di essere i signori del mondo, che citando una formula magica (tipo “al fine di prevenire danni all’agricoltura” o “in condizioni rigidamente controllate”) si possano spalancare le porte a qualsiasi assurda pretesa dei talebani calibro 36.

Ieri abbiamo assistito a un altro atto di un sistema civile contro questa ignorante arroganza (qui a lato, nella sezione Documenti, il testo della sentenza) Quale sara’ la risposta di questo piccolo sistema di potere basato sul voto di scambio? Noi non ci aspettiamo nulla di buono.

A fine 2008 la Lombardia, una delle regioni responsabili della condanna di ieri, aveva stupito tutti producendo un documento in cui si impegnava solennemente a lasciar perdere la caccia in deroga in quanto palesemente in violazione delle norme vigenti. E dopo qualche mese, senza stupire nessuno, lo stesso identico governo regionale aveva approvato nuove norme sulla caccia in deroga…

In una situazione come questa le speranze che il buon senso – o forse anche solo il buon gusto – e il diritto prevalgano è del tutto illusorio. Gli sparapasseri berceranno di essere l’ultima barriera contro devastanti invasioni di passeriformi che minacciano di ridurre alla fame il paese, porteranno in processione vecchietti tremolanti che anelano ad ammazzare l’ultimo fringuello, sbandiereranno sacre “tradizioni” in cui identificare la propria inesistente identita’ culturale.

E qualche politico sara’ sempre pronto ad “aggiustare” il testo della norma giurando, come ha fatto sinora, che questa volta il testo è “blindatissimo” e “nel pieno rispetto delle norme europee”. Anzi, è il massimo compimento delle norme europee…

Ci chiediamo cosa diranno i vari Berlato e Carrara, portabandiera degli ammazzapasseri e tenaci sostenitori della piena legittimita’ delle norme appena censurate.

Che sia pura arroganza, pura ipocrisia o pura ignoranza forse poco importa. Quello che importa è che il sistema si sparare alle specie protette, lo si trovera’ sempre.

La condanna della Corte di Giustizia europea è uno smacco politico, ma per certa gente conta poco se non tocca i loro interessi. In fondo ci sono da pagare giusto le spese processuali, il resto è affidato al buon gusto istituzionale dell’Italia, che dovrà adeguare con comodo le proprie norme, e alla vigilanza della Commissione europea, con i suoi farraginosi meccanismi.

C’è ancora tempo e modo di fare i propri porci comodi.

(TutelaFauna.it)

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Una Risposta

  1. dolly cau

    ..BASTA CACCIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!

    19 luglio 2010 alle 4:52 pm

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