AGAINST ANIMAL CRUELTY

MAREA NERA: LA COMPAGNIA PETROLIFERA FA “MEA CULPA”

L’amministratore delegato della British Petroleum (Bp), Tony Hayward, ha dichiarato che la compagnia è «assolutamente responsabile» per la ripulitura del disastro della marea nera nel Golfo del Messico.

«PULIREMO TUTTO» La compagnia petrolifera British Petroleum (Bp) si impegna ufficialmente a pagare «tutti i costi necessari e adeguati per la ripulitura» della marea nera creata dalla fuoriuscita sottomarina di petrolio dalla sua piattaforma affondata nel Golfo del Messico. La Bp lo annuncia in un comunicato ufficiale. «La Bp – si legge nella nota diffusa da Londra – si assume la responsabilità della risposta alla marea nera…Noi la ripuliremo». La compagnia petrolifera si impegna inoltre a «pagare tutte le richieste di indennizzo legittime e oggettivamente verificabili per le perdite e i danni legati alla marea nera», facendo riferimento ai danni ai beni, alle persone e le perdite commerciali«.

SI TENTA DI CHIUDERE UNA FALLA La compagnia petrolifera britannica BP spera di riuscire ad installare oggi una valvola che chiuda una delle tre falle sotto la piattaforma affondata nel Golfo del Messico, per ridurre la fuoriuscita di petrolio che minaccia le coste meridionali degli Stati Uniti. Lo ha spiegato al New York Times il coordinatore degli interventi per conto della compagnia, Bob Fryar. Quest’ultimo, vicepresidente delle operazioni in Angola, è stato trasferito a Houston per guidare lo sforzo tecnico per chiudere le perdite sul fondale a 1.500 metri di profondità. La compagnia spera di riuscire a installare oggi una valvola di arresto su una delle falle, per bloccare una parte della perdita. Nei prossimi giorni la BP conta di calare sopra le altre due perdite due cupole di cemento con un una tubazione in cima, per pompare in superficie il greggio che esce.

BP: ECCO IL PIANO PER CHIUDERE LE FALLE La compagnia petrolifera britannica BP spera di riuscire ad installare oggi una valvola che chiuda una delle tre falle sotto la piattaforma affondata nel Golfo del Messico, per ridurre la fuoriuscita di petrolio che minaccia le coste meridionali degli Stati Uniti. Lo ha spiegato al New York Times il coordinatore degli interventi per conto della compagnia, Bob Fryar. Quest’ultimo, vicepresidente delle operazioni in Angola, è stato trasferito a Houston per guidare lo sforzo tecnico per chiudere le perdite sul fondale a 1.500 metri di profondità. La compagnia spera di riuscire a installare oggi una valvola di arresto su una delle falle, per bloccare una parte della perdita. La fuoriuscita maggiore viene dalla sommità del tubo spezzato che collegava il pozzo con la piattaforma. Entro sei giorni, la BP conta di calare sopra la perdita una cupola di cemento con un una tubazione in cima e pompare in superficie il greggio che esce. La terza falla si trova alla base del tubo, vicino alla bocca del pozzo. La compagnia pensa di calare un’altra cupola di contenimento sopra questa perdita, dai due ai quattro giorni dopo aver calato la prima. Sul fondale alla bocca del pozzo si trova una gran quantità di impianti (valvole, leve, serbatoi, incastellature, tubazioni) che avrebbero dovuto bloccare il flusso in caso di incidente e che non hanno funzionato. «Il dispositivo anti-perdite ha un sacco di sistemi di emergenza, ci sono molte opzioni per chiudere – ha detto Fryar -. Nessuna di queste ha funzionato». Per eliminare definitivamente la fuoriuscita, la BP ha progettato di tagliare il tubo spezzato alla base e piazzare una valvola sopra il foro. La manovra dovrebbe essere eseguita da robot collegati con le navi appoggio in superficie ed è estremamente rischiosa. La pressione con la quale il petrolio esce è molto forte: tagliando il tubo, il flusso di greggio potrebbe aumentare di molto. A breve sul pozzo sarà installato un misuratore di pressione che dirà se l’operazione è possibile. La BP conta anche di scavare nuovi pozzi sul fondale per iniettare liquido pesante nella cavità del giacimento per bloccare la fuoriuscita. Lo scavo del primo di questi pozzi comincerà «appena il tempo lo permetterà», ha detto Fryar. Il secondo comincerà nel giro di due settimane. L’operazione richiederà comunque mesi. Per il secondo giorno viene gettato un solvente chimico sul petrolio appena esce dalla perdita principale. Il solvente (di solito usato sulla superficie) spezza il greggio in piccole gocce e favorisce la sua caduta sul fondo. La BP spera di riuscire a iniettare il solvente direttamente nel tubo spezzato, per farlo mescolare meglio col petrolio. Ieri il maltempo ha impedito tuttavia agli aerei di gettare questa sostanza sulla chiazza in superficie. «Pensiamo che questo solvente sia molto efficace – ha detto Fryar -. Speriamo che il greggio non raggiunga la superficie». L’impatto sull’ambiente dei prodotti chimici usati per la bonifica tuttavia non è noto.

OBAMA: «CATASTROFE SENZA PRECEDENTI» Eravamo pronti all’emergenza sin dall’inizio, e abbiamo risposto appena possibile. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, oggi a Venice, in Lousiana dopo un briefing della Guardia Costiera.«Sin dal primo giorno – ha detto Obama – eravamo preparati al peggio e abbiamo reagito con decisione». La marea nera del Golfo del Messico è una «catastrofe forse senza precedenti». Lo ha detto il presidente Barack Obama a Venice in Louisiana. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, oggi a Venice, in Lousiana dopo un briefing della Guardia Costiera, ha garantito che per l’area colpita dalla marea nera, «ci saranno risarcimenti adeguati» . Al termine della sua breve dichiarazione, senza rispondere a nessuna domanda, Obama ha confermato che è sua intenzione incontrare la popolazione locale prima di tornare in serata a Washington.

TARTARUGHE MORTE IN MISSISSIPI Una ventina di tartarughe marine sono state trovate morte nel fine settimana sulle spiagge del Mississippi, tra Bay St. Louis a Biloxi. Non è ancora chiaro se le tartarughe, molte delle quali in via di estinzione, siano morte a causa della marea nera o per altre cause. Secondo gli esperti del centro per lo studio dei mammiferi marini di Gulfport, le tartarughe non avevano la carcassa coperta di petrolio, ma potrebbero esser morte per avere ingerito pesci contaminati.

«PROVATO CON TUTTI I MEZZI» Doug Suttle, il Chief Operating Officer della Bp ha detto al New York Times che il colosso petrolifero ha «usato praticamente tutti i mezzi che aveva. Non ci sono molte altre risorse nel mondo da impiegare contro una perdita come questa». Azionare l’interruttore che dovrebbe chiudere la falla nel pozzo della marea nera è come fare «chirurgia a cuore aperto a 1.500 metri di profondità con sottomarini telecomandati». Lo ha detto alla Abc il presidente di Bp America Lamar McKay McKay ha ammesso che l’esplosione sulla Deepwater Horizon è stata provocata da un «attrezzatura che si e;’ guastata», ma non ha precisato quale. Il presidente del Bp Usa ha detto che una cupola di contenimento della perdita è in via di completamento e potrà essere messa in opera tra sei-otto giorni.

MACCHIA IN ATLANTICO? Dal governatore della Louisiana Bobby Jindal a Tony Buffone, pescatore italo-americano di Venice, il Golfo del Messico investito dalla marea nera aspetta oggi al varco il presidente Barack Obama mentre il petrolio continua a sgorgare incontrollato dal pozzo Bp e un esperto prospetta uno scenario da incubo: la macchia di greggio che avanza portata dalla corrente del Golfo potrebbe arrivare in Atlantico. Obama è atteso oggi nella regione per un rapidissimo blitz deciso all’ultimo momento quando le polemiche sulla lentezza della reazione di Bp ma anche del governo federale hanno raggiunto una massa critica. «Per Haiti si sono mobilitati subito – tuona Tony Buffone – mentre noi dobbiamo aspettare». La marea nera «minaccia del nostre coste, la nostra cultura e il nostro modo di vita», ha detto Jindal, un repubblicano con le carte in regola per sfidare Obama nel 2102: «Sono stanco di aspettare che Bp tiri fuori un piano e che la Guardia Costiera lo approvi». La visita di Obama nel Golfo è stata accuratamente studiata per evitare che il presidente ripeta l’errore del presidente George W. Bush che nel 2005 sorvolò con l’Air Force One New Orleans colpita al cuore da Katrina dando un senso tangibile del suo distacco dalla tragedia che a terra stava vivendo – e uccidendo – il paese reale. Intanto salgono le polemiche per il comportamento di Bp: il colosso britannico del petrolio, che non aveva messo in conto la possibilità di un incidente come quello della Deepwater Horizon, adesso è a corto di soluzioni e ha chiesto aiuto alle società rivali perchè diano una mano a risolvere l’emergenza che, secondo gli esperti, sarà peggio di quella della Exxon Valdez. La Guardia Costiera ha ammesso ieri che è «impossibile quantificare» il petrolio uscito dalle falle provocate dall’affondamento della piattaforma petrolifera esplosa il 20 aprile. Secondo un crescente numero di esperti, la macchia di petrolio è triplicata negli ultimi due giorni, il che potrebbe indicare che a 1.500 metri sotto il mare la perdita è aumentata di intensità. E se, come ha previsto Hans Graber, oceanografo del Center for Southeastern Tropical Advanced Remote Sensing dell’Università della Florida, la marea nera dovesse essere intercettata dalla corrente del Golfo, il disastro arriverebbe in un batter d’occhio nel sud della Florida e da lì sulle coste atlantiche dello Stato: secondo Graber «non è più questione di se ma è questione di quando».

GREENPEACE: “BRITISH PETROLEUM COME LE BANCHE DI WALL STREEET” «La Bp e le altre compagnie petrolifere si sono comportate come le banche di Wall Street, ripetendo ‘non preoccupatevi, ce ne occupiamo noi e non succederà nientè. E poi ecco il dramma». Per Mark Floegel, uno dei responsabili Usa di Greenpeace, che monitora la situazione a Venice, la colpa della marea nera che minaccia sempre più il sud della Louisiana è senza dubbio della British petroleum, anche se la Casa Bianca di Obama, pur essendo più sensibile alle tematiche ecologiche, avrebbe potuto muoversi meglio. Floegel parla con i giornalisti poco prima dell’ arrivo del presidente Obama a Venice, nei pressi del Delta del Mississippi, dove è atteso oggi dopo che avrà sorvolato in elicottero l’area del dramma marea nera, nel Golfo del Messico. «Non abbiamo eletto Barack Obama presidente degli Stati Uniti perchè ci esprima appoggio e partecipazione quando c’è un problema – spiega Floegel – , ma lo abbiamo scelto per le sue politiche. Obama è meglio del suo predecessore George W. Bush, ma non può continuare a subappaltare la sicurezza energetica alle compagnie petrolifere, che come tutti sappiamo, mentono». «La Casa Bianca deve mettersi a studiare – conclude il responsabile di Greenpeace – , non può continuare a fidarsi di quello che le raccontano, anche se è vero che questa volta la risposta del governo federale è stata decisamente più rapida rispetto all’Amministrazione precedente, quella di Bush, per l’uragano Katrina nel 2005».

LA MAREA NERA MARTEDI’ IN FLORIDA La marea nera del Golfo del Messico non arriverà in Florida prima di martedì o mercoledì Lo ha detto il segretario statale all’ambiente Michael Sole. Le stime potrebbero cambiare a secondo delle correnti e dei venti. In Florida il punto di arrivo della marea dovrebbe essere Pensacola.

Fonte

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2 Risposte

  1. ignismaster

    Introducete idrogeno o ossigeno liquido all’interno dei tubi in modo da congelare il petrolio e poter chiudere la fuoriuscita del greggio.

    11 maggio 2010 alle 7:21 am

  2. mario montano

    si potrebbe costruire una torre con anelli in cemento, cava al centro, così da isolare la dispersione in mare del petrolio e recuperarlo dall’interno.

    13 maggio 2010 alle 3:26 pm

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