AGAINST ANIMAL CRUELTY

DIECI CANI MALTRATTATI, SALVATI E LIBERATI DA CARABINIERI E VIGILI

Vivevano in casa alla periferia del paese in uno stato di degrado. Con loro una decina di cani praticamente segregati in una cantina senza avere la possibilità di vedere il sole. Protagonisti di questa storia sono un uomo ed una donna conviventi. Per lui A. B., 56 anni, residente a Roccaverano ma domiciliato in corso Acqui, a Cassine la Procura di Acqui Terme ha imposto un trattamento sanitario obbligatorio e il trasferimento nella casa di cura a Reggio Emilia. Lei, R.G., 56 anni, rischia una denuncia per maltrattamento di animali. Una triste storia che ieri si è conclusa con un blitz dei carabinieri di Cassine, della polizia municipale e del personale della Asl che ha già provveduto a sequestrare gli animali. Un blitz programmato non solo per liberare i cani ma soprattutto per imporre all’uomo, già conosciuto in paese per la sua intemperanza, di sottoporsi a quelle cure imposte dalla Procura già da diversi mesi. Cure che avrebbero dovuto svolgere presso il centro di igiene mentale di Acqui Terme ma che di fatto l’uomo ha sempre rifiutato. Per questo motivo quindi la Procura del centro termale, che evidentemente ritiene A.B. potenzialmente pericoloso, ha disposto il trasferimento a Reggio Emilia. Trasferimento effettuato già ieri mattina non senza difficoltà viste le forti resistenze non solo di A. B. ma anche della convivente.

«Per fortuna si sono decisi ad intervenire – commentano in paese alcuni anziani – Si sapeva che in quella casa c’era qualcosa che non andava». In effetti la scena che sim è presentata ai militari ieri mattina non è stata delle migliori. Per entrare in casa, invasa da una montagna di sporcizia e da un fetore impressionante, i carabinieri, la polizia municipale e il personale dell’Asl hanno difendersi con mascherine e guanti. Avanzi di cibo, lattine vuote, bidoni e vecchie pentole erano ammucchiate in cucina.

Per non parlare della cantina dove i cani erano segregati senza avere la possibilità di vedere la luce. Nessuno di loro è risultato essere provvisto di microchip e otto non erano provvisti nemmeno di tatuaggio come la legge invece impone. Anche per questo motivo R. G., intestataria della casa, rischia una denuncia per maltrattamento agli animali.

Gi. Gal. – Il Secolo XIX

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