AGAINST ANIMAL CRUELTY

IMPUTATI PER ALLEVAMENTO TONNI IN AREA PROTETTA

«Rivelato che gli elementi acquisiti consentono il rinvio a giudizio nella prospettiva di una possibile condanna agli imputati in ordine alla fattispecie sopra delineata, ordina che il PM entro dieci giorni formuli a carico degli indagati sopra indicati l’imputazione in ordine ai reati di cui agli artt. 110, 323 cp». Così termina il provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari, dottoressa Loredana Di Girolamo, con il quale è stata disposta l’imputazione coatta a carico del dott. Riccado Strada, direttore dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, del dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Procida, e dell’amministratore della società che gestiva l’allevamento di tonni, per il reato di abuso d’ufficio in concorso tra loro.

I fatti risalgono all’estate del 2008 quando il direttore dell’Area Protetta, dott. Riccardo M. Strada. rilasciò un Nulla Osta alla conduzione di un allevamento intensivo di tonno rosso in zona b dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”, in assenza di valutazione di impatto ambientale. La LAV presentò al Commissariato di Polizia di Ischia un dettagliato esposto al fine di «verificare se tali condotte siano idonee a concretizzare eventuale reato e/o illecito amministrativo». Le indagini furono condotte dall’ispettore Gandolfo del Commissariato di Ischia. Il PM dopo aver acquisito la documentazione necessaria, assunto informazioni ed effettuato interrogatori, avanzava richiesta di archiviazione, ove, pur evidenziando l’anomalia procedurale rilevava «l’insussistenza di elementi idonei a palesare l’intenzionalità di siffatta violazione e, al contrario, la sussistenza di più condotte erronee da parte di attori pubblici». Veniva, quindi, fissata udienza camerale per il rigetto della richiesta di archiviazione. La LAV era presente in qualità di parte lesa, con l’avvocato Francesco Rubinetti del Foro di Napoli.

Rileva il GIP nel suo provvedimento che il Nulla Osta è un «atto palesemente illegittimo» e individua le cause di tale illegittimità «nell’avvenuto rilascio di un nulla osta in assenza di potere in tal senso, in assenza di previa valutazione di impatto ambientale, in assenza di concessione valida al momento dell’approvazione del decreto 88/08. I soggetti danneggiati dal reato sono certamente l’ente Regno di Nettuno, nonché la LAV, denunciante, in quanto ente di tutela ambientale». «Non si comprende – continua il GIP nell’esaminare la posizione di Strada -, come il gestore dell’area protetta, ovvero colui che era preposto alla sua tutela, possa aver rilasciato il nulla osta senza la previa valutazione di impatto ambientale, rimandandola alla fase successiva all’utilizzo della concessione, “in considerazione degli impegni assunti dal Comune con richiedente”, ed anzi in presenza di una valutazione negativa dello stesso istante. Va poi considerato che, come accertato dalla p.g., l’indagato non appare neutro e disinteressato nell’adozione del provvedimento perché vi imponeva alla società concessionaria di far effettuare una verifica di impatto ambientale ad una o altra di due società da lui indicate (con esborso di danaro), nelle quali lui aveva avuto di recente passato rapporti di collaborazione. Appare ben più verosimile che si sia prestato al gioco di forzare la norma appoggiandosi su un presunto dubbio interpretativo, invece inesistente, e, comunque, influente». Quanto al ruolo concorsuale svolto dagli altri indagati, «lo stesso sì è logicamente e deduttivamente sostanziato nel fare pressioni sullo Strada affinché gli accordi già intervenuti tra Comune e società non fossero vanificati dal diniego, invece doveroso, del nulla osta». (animalieanimali.it)

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