AGAINST ANIMAL CRUELTY

MOVIMENTAZIONE DI CANI VERSO L’ESTERO, GLI INTERVENTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Annuncio del Sottosegretario Martini alla Camera dei Deputati.

Per affrontare il problema della movimentazione di animali da compagnia verso alcuni Paesi dell’Unione Europea e la scarsa tracciabilità dei movimenti degli animali il Ministero della Salute ha costituito un gruppo di lavoro.

L’ha riferito alla Commissione Affari Sociali il Sottosegretario Francesca Martini rispondendo ad una interrogazione presentata dall’On Gianni Mancuso sulle misure di contrasto al traffico di gatti e cani verso località estere.

Ai lavori del gruppo ministeriale partecipano anche rappresentanti delle Regioni nelle quali il fenomeno in questione risulta più rilevante e delle Associazioni coinvolte, con l’obiettivo di “stabilire una procedura che dia garanzie sull’effettiva destinazione degli animali” e sia in grado di tutelare il loro benessere, “con il coinvolgimento diretto delle Autorità Sanitarie dei Paesi di partenza e di arrivo”.

Il Sottosegretario ha riferito che, il 19 novembre scorso, il Gruppo ha affrontato il problema della movimentazione dei cani in ambito intra ed extra comunitario, ed ha concordato di elaborare “un documento specifico, in cui si evidenziano, tra l’altro, due importanti iniziative legislative a livello comunitario, che contribuiranno a rendere più facile il controllo di tali movimentazioni”. Le iniziative in questione sono:

1) la recente adozione da parte della Commissione Europea di una proposta di modifica del Regolamento CE/998/2003 che fissa a cinque il numero massimo di animali che possono essere movimentati, senza fini commerciali, al seguito dei proprietari o responsabili anche negli scambi;

2) l’approvazione di uno schema di decisione della Commissione, che modifica la Direttiva 92/65, e prescrive la certificazione sanitaria, nell’ambito del sistema di banca dati in cui vengono registrati i movimenti di animali attraverso le frontiere entro i Paesi dell’U.E., nonché i dati relativi ai controlli veterinari di confine delle spedizioni, provenienti da Paesi terzi, che sottostanno all’obbligo di controllo (sistema denominato Trade Control and Expert System – TRACES), anche per le movimentazioni non commerciali degli animali qualora gli stessi superino le cinque unità.

Nel corso della stessa riunione, ha aggiunto il Sottosegretario, ” si è convenuto di determinare una procedura nazionale mirata a regolamentare il trasferimento degli animali verso gli altri Paesi europei, al fine di garantirne la tracciabilità ed avere adeguate assicurazioni sulla loro destinazione. La procedura individuata è la seguente:

1. gli animali movimentati devono obbligatoriamente essere identificati con microchip ed iscritti all’Anagrafe Canina nazionale;

2. tutti gli animali movimentati devono essere muniti del Passaporto comunitario previsto dal Regolamento CE/998/2003, recante anche l’attestazione sanitaria di eventuali trattamenti antiparassitari e vaccinali richiesti dal Paese di destinazione;

3. le Associazioni di protezione animale che intendono effettuare tali movimentazioni devono darne comunicazione all’ASL territorialmente competente, specificando le generalità dell’Associazione ricevente o del privato cittadino che adotterà l’animale;

4. per ogni spedizione di animali il servizio veterinario della ASL territorialmente competente provvederà a rilasciare la certificazione sanitaria cumulativa conforme alla Direttiva 92/65 CE e a produrre il relativo messaggio TRACES per l’Autorità sanitaria del Paese di destinazione;

5. obbligo di iscrizione degli animali d’affezione nell’anagrafe del Paese di destinazione;

6. trasmissione annuale di un resoconto di tali movimentazioni dai Servizi Veterinari territorialmente competenti, tramite gli uffici competenti delle Regioni, al Ministero della Salute – Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario.

Le iniziative anticipate dal Sottosegretario ai parlamentari della XII Commissione “garantiscono ogni misura di rintracciabilità anche riferite al soggetto affidatario a diverso titolo dell’animale”. Da ultimo, il Sottosegretario Martini ha riferito che “il documento finale sarà presentato alle Autorità dei Paesi di destinazione, già individuati, per l’acquisizione della loro necessaria collaborazione”.

da AnmviOggi.it

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7 Risposte

  1. elsa timmermann

    viricordate la petizione del enpa contro le esportazioni ?questo e il risultato . che squalido trdimento da parte delle grandi associazioni nazionali !!!!!

    2 febbraio 2010 alle 8:16 am

  2. Barbara

    E invece sono pienamente d’accordo con una regolamentazione così fatta perchè gli isterismi non servono agli animali.

    11 aprile 2010 alle 11:58 am

  3. Lucia

    Parlare di isterismo mi sembra quantomeno inopportuno. E’ forse da “animalista isterico” chiedere che bisogno abbia l’Europa del Nord di tutti questi randagi del Sud Europa, Italia compresa? Assenza di randagismo locale o il “made in Italy” fa più chic? Mi stupisce che nelle alte sfere non si siano posti queste domande! Ma di certo queste domande sono state eluse dalle associazioni di protezione animale invitate al tavolo decisionale, tanto gli animali non possono esprimere una preferenza e chi è contrario alle decisioni è solo un “isterico”.

    11 aprile 2010 alle 6:09 pm

  4. Se i randagi (animali d’affezione) sono protetti dalla legge nazionale 281/91 cxome può l’Italia continuare a proteggerli se vengono portati in altri Paesi che hanno altre leggi?

    11 aprile 2010 alle 7:04 pm

  5. Romano

    Io muoio dalla voglia di vedere gli ambasciatori, con la piuma sul cappello, che fanno il giro di canili, posti di stallo, rifugi e famiglie varie per controllare la presenza dei nostri randagi deportati! Il tempo di credere nelle favole dovrebbe essere passato, posto che, presumo, siamo tutti adulti!!

    15 aprile 2010 alle 3:42 pm

  6. Liliana

    Approvo pienamente questo progetto soprattutto per l’iscrizione all’anagrafe obbligatoria e la movimentazione degli animali dopo l’affido.
    Grazie, come sempre, Signora Sottosegretario.

    18 aprile 2010 alle 10:20 pm

  7. Lucia

    L’unica differenza tra il lucro illegale del traffico di cuccioli dall’Est e il lucro della deportazione dei nostri randagi sta nella legalizzazione del secondo, camuffato da animalismo.

    19 aprile 2010 alle 12:58 pm

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