AGAINST ANIMAL CRUELTY

Lo squalene e lo sterminio degli squali

Lo squalo è forse il pesce più demonizzato della storia. Un esempio tra i tanti è come sia stato oggetto di una caccia ferocissima nel corso dei secoli pur essendo meno mortale in termini numerici delle vittime di punture d’api o degli attacchi di cani.

A chi importa quindi se lo squalo viene sterminato? Dovrebbe invece essere una preoccupazione condivisa dall’ umanità intera se le specie di squali che popolano i nostri mari dovessero sparire, perchè rappresentano una parte importante della catena alimentare che regola gli ecosistemi d’acqua salata.

Lo squalo non sta scomparendo soltanto per una pesca spinta da superstizioni e paure. Il maggiore responsabile per il pericolo di estinzione che vede protagonista lo squalo è forse l’industria farmaceutica.

Dal fegato di squalo si estrae infatti lo squalene, una sostanza che favorisce la risposta immunitaria dell’organismo umano, e che viene utilizzata sempre più di frequente dall’ industria farmaceutica.

Lo squalene non solo consente al corpo umano di reagire in maniera più efficace, ma anche di creare dosi di vaccini che contengono meno principi attivi, diminuendo i costi di produzione e massimizzando gli introiti.

Come funziona il meccanismo di aumento della reazione del sistema immunitario? In realtà il principio dietro a questo meccanismo è meno “salutare” di quanto si immagini: il sistema immunitario umano reagisce in maniera più potente di fronte allo squalene perchè riconosce questa sostanza come non appartenente alla propria biologia. Attiva quindi l’intero sistema di difesa per reagire ed affrontare la minaccia, e di conseguenza reagisce in maniera più potente anche al contenuto del vaccino.

E’ fondamentalmente per questo motivo che la FDA americana non ha approvato l’utilizzo dello squalene nei vaccini da distribuire alla popolazione statunitense.

Tuttavia questo post non parlerà delle incongruenze e delle anomalie nei vaccini, siano essi per l’influenza A o per altre malattie. Questo post parlerà delle conseguenze sul regno animale derivanti dall’ utilizzo dello squalene.

Come dicevo prima, a nessuno importa se muore qualche squalo. Sono brutti, apparentemente cattivi, hanno tre file di denti e uccidono qualunque cosa si muova. Il loro legame con il sangue non fa altro che accrescere la nostra avversione nei confronti di questo fossile vivente estremamente affascinante ed interessante sotto molti profili.

La domanda di squalene è aumentata a dismisura, anche grazie alla “finta pandemia” di influenza A che recentemente ha colpito il pianeta. Se la Novartis, una delle produttrici di vaccini per l’influenza suina, non risponde alla quantità di dosi di squalene che intende utilizzare, la GlaxoSmithKline invece lo fa, rivelandoci di aver ricevuto un ordine di 440 milioni di dosi di vaccino contenente squalene proveniente dal fegato di squalo.

Facciamo un paio di calcoli: secondo il sito Il Serpente di Galeno i vaccini della GSK contengono 10 milligrammi di dose di adiuvante (lo squalene) per ciascuna dose, quantità confermata anche dal National Geographic (link successivo).

Non serve essere ferrati in aritmetica per scoprire che la GSK è prossima all’utilizzo di oltre 4 tonnellate di squalene.

Il calcolo potrebbe farlo chiunque, e trova conferma nei conti che ha fatto il National Geographic sulla quantità di squalene che verrà utilizzato dalla GSK per la produzione di vaccini.

Alternative allo squalene di origine animale? Pare non ce ne siano, se si vuole continuare ad utilizzarlo come adiuvante. In realtà questa sostanza è reperibile da altre fonti, come l’olio d’oliva, ma come suggerisce il nome lo squalene è presente in quantità considerevole nel fegato degli squali, e fino ad ora non si è trovata un’alternativa commercialmente appetibile rispetto al massacro di squali per l’estrazione dell’adiuvante tanto discusso.

I migliori produttori di squalene sono gli squali che si trovano a grandi profondità, in particolare quelli che risiedono tra i 300 ed i 1500 metri di profondità. Sono spesso catturati attraverso reti a strascico, e benchè non abbiano alcuna finalità alimentare o “esotica” (come la creazione di finti afrodisiaci) gl esemplari ancora in vita non vengono ributtati in mare perchè comprati dai produttori di adiuvanti, che li venderanno poi alle aziende farmaceutiche come Novartis e GSK.

Se aggiungiamo a questo sterminio il fatto che gli squali che vivono a quelle profondità hanno ritmi di riproduzione molto lenti, abbiamo un quadro della situazione che dovrebbe allarmarci.

Alcuni squali necessitano di oltre un decennio per raggiungere la maturità sessuale, raggiunta la quale metteranno al mondo un piccolo ogni 1-2 anni. Non sono conigli, sono squali, ed il ritmo di crescita della popolazione è estremamente basso anche per via del fatto che sono la punta della piramide della catena alimentare e non sono mai stati predati in modo così selvaggio per milioni di anni.

I nostri mari stanno quindi assistendo alla scomparsa del più affascinante e potente predatore e regolatore della fauna oceanica degli ultimi milioni di anni. E tutto questo per ottenere una sostanza sulla cui effettiva utilità non poche persone nutrono seri dubbi, prima tra tutti la Federal Drug Administration americana.

Daniele Bagnoli (reportonline.it)

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Una Risposta

  1. VALERIO

    POVERI SQUALI!! IL PROBLEMA CHE LE PERSONE VOGLIONO SEMPRE TRARRE IL MASSIMO PROFITTO DA TUTTE LE COSE.. E QUELLI CHE CI RIMETTONO DI PIù SN SEMPRE GLI ANIMALI!!!!!!! CHE SCHIFO…

    8 gennaio 2010 alle 1:20 pm

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