AGAINST ANIMAL CRUELTY

Capodogli spiaggiati si recuperano le carcasse

Sono iniziate ma sono stati subito bloccate le operazioni per recuperare le carcasse dei sei capodogli morti sulla spiaggia di Capojale dove erano spiaggiati due giorni fa, insieme ad altri due che sono però riusciti a riprendere il largo, e ad un altro che è ancora in vita, ma agonizzante. Il Ministero dell’Ambiente ha respinto la proposta avanzata questa mattina di abbattimento del cetaceo morente. La Asl ha invece dato il via libera alle operazioni per trasferire le carcasse in una cava del Gargano purché – è stato ribadito – tutto avvenga in sicurezza.

Il problema è però come trasportare gli enormi cadaveri. Le carcasse erano state legate ai denti di due escavatori che le avrebbero alzate e deposto su un camion: i cetacei però pesano troppo e i due mezzi meccanici non sono riusciti ad alzarli. Per questo motivo è stato chiesto l’intervento della Protezione Civile per cercare si risolvere il problema.

E intanto, alle cinque pattuglie giunte via terra e ad una motovedetta delle Capitanerie di porto di Manfredonia e Vieste, si sono aggiunti gli operatori subacquei del 2/o Nucleo Sommozzatori di Napoli, che dalle 15 stanno agendo insieme ad altre forze di polizia e operatori locali per recuperare le carcasse dei mammiferi marini.

In una nota, Giorgia Monti di Greenpeace campagna mare definisce lo spiaggiamento “un fatto inusuale e drammatico allo stesso tempo”. “Greenpeace – aggiunge – seguirà attentamente gli studi e le analisi che verranno fatte, e si assicurerà che chiarezza venga fatta sulle cause di questo drammatico evento. Purtroppo in questi casi risulta sempre molto difficile riuscire a salvare gli animali, per quanto le cause siano ancora tutte da chiarire, in caso di spiaggiamenti massivi gli animali arrivano spesso sulla costa a causa di gravi danni al loro sistema di orientamento”.

“Un evento come lo spiaggiamento dei sette capodogli ieri sulle coste del Gargano in Puglia deve considerarsi eccezionale. Fenomeni di questo tipo sono frequenti negli oceani ma sono un’assoluta rarità nel Mediterraneo, basti pensare che l’ultimo nel nostro mare risale all’800, avvenuto sempre nell’Adriatico”, spiega Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente del Comitato Scientifico di Accobams, Accordo per la Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica Contigua.

“Questo – continua Notarbartolo di Sciara – ci porta a supporre che lo spiaggiamento per cause naturali sia improbabile, perchè in tal caso sarebbero più frequenti. La direzione nella quale ci stiamo rivolgendo è che un evento come questo sia legato all’immissione in mare di suoni a grande intensità, causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimento di petrolio”.

Guarda il VIDEO

(Repubblica.it)

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