AGAINST ANIMAL CRUELTY

CANADA E NORVEGIA CONTRO IL DIVIETO DI CACCIA ALLE FOCHE

Due nazioni ricorrono al WTO

Agli inizi di novembre dapprima il Canada ed in seguito la Norvegia hanno lanciato una contestazione al WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) riguardo al divieto di commercializzazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche approvato dall’Unione Europea il 16 settembre scorso, e che entrerà in vigore il 20 agosto 2010.

Secondo i due paesi il divieto di vendita di ogni prodotto delle foche, come pelliccia, olio e carne, sarebbe in contraddizione con le leggi di mercato internazionali dettate dal WTO e dovrebbe essere rivisto.

Secondo Bruxelles invece la legislazione non va contro le leggi del mercato internazionale perché non è né protezionista né discriminatoria, visto che si applica a tutte le foche e ad ogni stato. Inoltre il divieto prevede delle eccezioni per quanto concerne la caccia tradizionale delle popolazioni Inuit in Canada.

La richiesta di una consultazione è formalmente il primo passo nel sistema di risoluzione delle dispute del WTO. L’obbiettivo delle consultazioni è quello di stabilire se risulta possibile trovare una soluzione che soddisfi ambedue le parti opposte nella disputa. Se risulta impossibile trovare un accordo, la nazione che ha lanciato la disputa può richiedere l’intervento del WTO nel ruolo di arbitro e giudice nel determinare se una decisione rispetta o meno le leggi di mercato internazionali.

Il WTO (World Trade Organization) viene istituito il 1° gennaio 1995 e ha sede a Ginevra in Svizzera. Vi aderiscono, a luglio 2008, 153 paesi che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi. In pratica, il WTO è la più potente organizzazione legislativa e giuridica del mondo, l’organismo preposto a dirimere le questioni giuridiche fra nazioni, nell’ambito del commercio, e ad essere la sede ufficiale delle trattative mondiali. E’ uno degli strumenti principali della globalizzazione attuata dalle multinazionali.

Ogni qualvolta una legge o un divieto mette a repentaglio determinati interessi commerciali, le nazioni possono ricorrere a questo “tribunale sovranazionale” per tutelare i profitti delle multinazionali e dell’industria. Ogni possibile regolamentazione a tutela dell’ambiente, dei diritti umani o degli animali viene così subordinata alla legge del libero mercato. Per questo motivo, da anni centinaia di gruppi e associazioni più disparati lottano contro queste politiche, ed è in occasione delle proteste contro un convegno del WTO a Seattle nel 1999, che i media hanno iniziato ad interessarsi al movimento da loro definito no global. E proprio in questi giorni anche a Ginevra, in occasione della riunione ministeriale del WTO, migliaia di persone stanno esprimendo il proprio dissenso contro tali politiche neoliberiste.

Il tentativo di ricorso a questo organo per tutelare il massacro di centinaia di migliaia di animali in nome della moda e del profitto è un caso emblematico del funzionamento delle leggi di mercato che governano il mondo odierno, ovvero un sistema dove esseri umani, animali ed il futuro del pianeta Terra vengono subordinati ai miti del progresso e del denaro.

Nelle prossime settimane ci saranno aggiornamenti sul caso e su come la lobby dei pellicciai porterà avanti le sue rivendicazioni attraverso la burocrazia del WTO.

Fonte: Fur Commission USA.

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