AGAINST ANIMAL CRUELTY

OPERAZIONE MORUS A CATANIA, ANCHE ORGANIZZAZIONE DI CORSE CLANDESTINE CAVALLI

Confermato l’interesse delle organizzaizoni criminali per attività di sfruttamento degli animali.

“La notizia dell’arresto di presunti appartenenti alla cosca mafiosa dei Piacentini, conferma l’interesse delle organizzazioni criminali per il mondo dell’ippica, che mette in pericolo la legalità nel settore delle corse dei cavalli e delle relative scommesse”. Lo afferma Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, commentando la notizia dell’inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Catania che ha portato all’arresto di 25 persone accusate di appartenere al clan dei “Ceusa”, sodalizio criminale dedito, secondo le accuse, al traffico e spaccio di stupefacenti, usura, estorsioni e organizzazione di gare clandestine di cavalli.

“Il mondo delle corse clandestine di cavalli è spesso ricettacolo delle più varie illegalità – prosegue Troiano – e non è un segreto che molti boss della camorra napoletana o della mafia siciliana abbiano la passione per i cavalli e le corse. Nel nostro Paese, ogni anno e mezzo circa, vi è una grande inchiesta che coinvolge l’ippica, con denunce, perquisizioni, arresti e sequestri. L’illegalità in questo settore ha volti e forme diversi e spesso si innesta in circuiti criminali molto più vasti e offensivi”.

Per arginare questo fenomeno, la LAV chiede alle Autorità competenti un “giro di vite” contro l’allevamento e il commercio abusivo di cavalli, intensificando i controlli. La proposta della LAV è quella di eseguire controlli a tappeto, da parte dei servizi veterinari ASL e delle Forze dell’Ordine su coordinamento delle Prefetture, sull’applicazione dell’anagrafe equina.

“In questo modo verrebbero scoperte le stalle e scuderie abusive da cui provengono i cavalli usati per le gare clandestine, risalendo ai proprietari dei cavalli ai quali andrebbero applicati i provvedimenti previsti dalla legge per il maltrattamento degli animali – conclude Troiano – L’applicazione dell’anagrafe equina e la vigilanza sulle stalle consentirebbe anche di verificare lo stato in cui vengono tenuti i cavalli: è notoria l’illecita consuetudine di rinchiudere i cavalli in ambienti privi di autorizzazioni e in condizioni igieniche pessime”.

Le inchieste degli ultimi anni dimostrano l’intensificarsi delle attività criminali nel settore delle corse di cavalli. Tra le operazioni di maggiore rilievo quella denominata “Big Horse” del 2004, l’operazione “Diomede” del 2005, l’operazione “Zodiaco” del 2006, e “L’Arcangelo” del 2007: i reati contestati nelle varie operazioni sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione e frode in competizione sportiva, esercizio abusivo della professione veterinaria, maltrattamento di animali. Altre inchieste hanno dimostrato che nelle illegalità legate al mondo dell’ippica sono coinvolti clan di spessore criminale di primo livello, come i Casalesi, i Labate, i Santapaolo, il clan mafioso del rione Giostra di Messina, il clan Spartà della provincia di Messina, i Parisi, i Capriati e gli Strisciuglio di Bari, i Ferrera di Catania.

I dati analizzati relativi alle illegalità nelle corse di cavalli non lasciano dubbi sulla pericolosità del fenomeno: solo nel 2008 sono state denunciate 296 persone e 6 sono state arrestate. 29 gli interventi delle forze dell’ordine, 147 i cavalli sequestrati, 16 le corse interrotte, 1 maneggio e 23 stalle sequestrate. I numeri diventano ancora più impressionanti se si prendono in considerazione i dati relativi a questo genere di illegalità, degli ultimi anni. In 11 anni, dal 1998 al 2008, in Italia sono state denunciate 2768 persone, sequestrati 851 cavalli e bloccate 75 corse clandestine. Una realtà che finora ha visto coinvolte in modo particolare regioni come la Puglia, la Sicilia, la Campania, la Calabria ma anche la Lombardia. l’Emilia Romagna e l’Abruzzo.

(fonte: LAV)

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