AGAINST ANIMAL CRUELTY

La vita infernale delle “macchine da latte”

tratto da: Tutelafauna.it

Il latte prodotto negli allevamenti intensivi proviene da mucche in condizioni insoddisfacienti di benessere e salute, ‘rottamate’ precocemente all’inizio della loro ‘carriera produttiva’ a causa di patologie e traumi. Il livello produttivo raggiunto dagli allevamenti industriali è incompatibile con il benessere e la salute delle ‘forzate del latte’: ci voleva una commissione di esperti per capirlo.

Il panel degli esperti chiamato dall’EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare) ad esprimersi sul benessere delle vacche da latte ha espresso nel luglio 2009 – sia pure con  le cautele del linguaggio ‘scientifico’ – un parere molto negativo

“L’onda lunga della selezione genetica finalizzata alle elevate produzioni di latte è la causa principale nell’insofddisfaciente livello di benessere delle vacche da latte legato, in particolare, a problemi sanitari”. L’aumento della produzione di latte per vacca non conosce freno e, per effetto di una selezione che insiste a concentrarsi sull’obiettivo di allevare animali sempre più lattiferi, ogni anno la media di produzione del ‘parco vacche’ allevate in condizioni intensive aumenta di più di un quintale di latte per lattazione. Il ‘parere’ per l’Efsa ricorda che “la produzione di latte delle vacche lattifere è aumentata costantemente negli ultimi trent’anni e per il 50% circa questo aumento è dovuto ai criteri di selezione genetica“.

Negli anni ’60 una mucca da latte delle zone più ‘specializzate’ della Bassa Lombardia produceva 3.000-3.500 kg di latte (ma in montagna la produzione non superava i 2000 kg). Oggi le vacche Frisone (la razza di bovini da latte più diffusa e a più elevata produttività) producono in media in Italia più di 9.000 kg di latte per lattazione (di 305 giorni secondo convenzione). In Israele si è vicini ai 12.000 kg (una produzione che è raggiunta da parecchi allevamenti anche in Italia).  Significa che una vacca all’inizio della lattazione produce 60 kg di latte al giorno, uno sproposito.

Povere macchine da latte

L’aumento spaventoso della produzione di latte che porta la mucca a produrre 10 volte tanto quello che è il fabbisogno del vitello (ovvero il livello ‘naturale’ di secrezione lattea) è stato ottenuto modificando l’anatomia, la fisiologia, il metabolismo dell’animale. Rispetto alle mucche ‘naturali’ le ‘macchine da latte’ sono bestie pelle e ossa, tutte sporgenze e senza arrotondamento da copertura di muscolo e grasso (molto suscettibili alle lesioni di un ambiente di allevamento artificiale con materiali artificiali). Inevitabilmente l’aumento della produzione del latte porta ad un aumento della taglia (mucche lunghe, alte e sottili) che fa si che le povere mucche siano sempre ‘alle strette’ nonostante ogni tot anni si rifacciano le stalle o, quantomeno, l’arredo zootecnico.

La selezione ha cambiato anche la taglia e la morfologia della vacca da latte e quindi i suoi bisogni relativamente al comportamento e agli altri meccanismi adattativi. Il fabbisogno di spazio della vacca da latte è aumentato così come la sua vulnerabilità agli impatti meccanici e alle lesioni a carico delle parti esterne, della pelle, degli arti, degli zoccoli. L’elevatissimo potenziale genetico per la produzione  di latte corrisponde ad una maggiore suscettibilità ad una serie di patologie : “La componente genetica legata alla produzione lattea è risultata correlata con l’incidenza di laminiti, mastiti, disturbi riproduttivi e metabolici. Al fine di migliorare il benessere delle vacche da latte è urgente promuovere la revisione dei criteri utilizzati per la selezione genetica nell’ambito della produzione lattiera“.

Povere zampe

Tra i problemi i di cui soffrono le vacche ‘forzate del latte’ quelli podali sono tra i più gravi e frequenti. Le zoppie che ne conseguono sono causa di molte ‘rottamazioni’. I problemi podali (in primo luogo la laminite) esemplificano bene la concomitanza di fattori alla base di condizioni di lesioni e sofferenza. La laminite sub-acuta è stata da tempo messa in relazione con i problemi alimentari legati alla super produzione di latte. L’energia e le proteine necessarie a sostenere la super produzione sono fornite alla vacca attraverso alimenti ben diversi dai foraggi (che rappresentano la naturale alimentazione degli erbivori). Si tratta di alimenti ‘concentrati’ (‘rubati’ agli umani) ricchi di amido e di zuccheri (oltre che molto ricchi di proteine) che comportano scarsa masticazione e che fermentano rapidamente nel rumine (di fatto la vacca viene ‘ingozzata’ in modo innaturale).

Non tamponati dalla saliva (per mancanza di adeguata masticazione) gli acidi organici (in particolare l’acido lattico, che non si evolve con razioni ‘naturali’) si sviluppano in forte quantità nel rumine determinando una condizione di  basso pH che, a sua volta, provoca danni all’epitelio dell’organo digestivo e quindi il passaggio nel circolo sanguigno di sostanze tossiche quali istamine e endotossine (legate alla forte attività fermentativa) dannose per i tessuti. Il tessuto del piede è particolarmente sensibile a queste tossine, anche perché già sollecitato e stressato dalla deambulazione forzata su superfici innaturali (cemento) dove la reazione meccanica è ben diversa da quella di un tappeto erboso.

L’acidosi sub-clinica è una condizione normale nelle ‘forzate del latte’. Si interviene con correttivi quali i tamponi chimici, ma come per tutti gli ‘integratori’ somministrati alla ‘forzate del latte’ il loro scopo è quello di ‘spingere’ ancora di più il livello alimentare e la produzione (il potenziale genetico lo consente). L’acidosi sub-clinica provoca anche ascessi epatici e immunodepressione e favorisce – insieme ad altre concause – la dislocazione dell’abomaso (grave patologia che porta spesso alla ‘rottamazione’ della vacca).

Vacche ‘rottamate’

Le vacche sono precocemente ‘riformate’ (ipocrisia semantica per non dire ‘rottamate’) per varie cause, direttamente o indirettamente legate alle super produzioni: zoppie, dislocazioni dell’abomaso, infertilità. La carriera di una ‘forzata del latte’ non arriva a 2 lattazioni e mezza. Il che equivale a dire che la vacca (che  inizia a produrre latte a due anni e mezzo, dopo il primo parto) arriva, in media,  a poco più di 5 anni di vita. Un tempo, quando le vacche non erano spremute come limoni, non era infrequente che arrivassero in piena salute, partorendo regolarmente ogni anno e producendo latte, sino a venti anni di età. Altri tempi.

Delle vacche ‘riformate’ circa l’80% – sia pure in condizioni non certo perfette – è comunque ‘idoneo alla macellazione’ (in grado cioè di subire l’autotrasporto senza riportare eccessive sofferenze e di salire e scendere con le proprie zampe dal camion). Un 10% viene certificato ‘non idoneo’ e deve essere abbattuto sul posto. La carcassa deve essere ‘smaltita’ e incenerita (costo circa 250 €, a carico dell’allevatore). Vi è un altro 10% che non sarebbe idoneo al trasporto (vacche ‘a terra’ che non si rialzano più dopo il parto o che hanno subito traumi gravi, fratture ecc.) ma che – per evitare i costi di ‘smaltimento’ e per non far perdere la carcassa all’industria di macellazione – viene caricato lo stesso sui camion (con l’aiuto di vericelli o altri sistemi ‘meccanici’ comunque disumani). Allevatori, veterinari e autotrasportatori sono tutti d’accordo a ‘chiudere un occhio’. Notare che l’allevatore non ci guadagna; anzi deve quasi ringraziare che gli ‘porta via’ la bestia. Poi l’industria di macellazione trasformerà la carcassa della povera mucca in hamburger, guadagnandoci non poco.  Dal momento che le vacche ‘rottamate’ sono tante (vista la breve ‘carriera’ delle forzate del latte) il business non è dei minori.

Un po’ di pietà per le mucche

Le questioni del ‘benessere’ delle vacche da latte non hanno sinora attirato molte attenzioni (se si esclude la campagna LAV del 2006). Il pubblico pensa che la vacca, dopotutto, se la passi meglio di una gallina ovaiola in gabbia o di un maiale chiuso in un box superaffollato con decine di suoi simili in attesa di essere trasformati in prosciutti. Ma le cose non sono così, come abbiamo cercato di evidenziare. Il latte è un alimento che richiama sensazioni di pace (ha proprietà sedative); è all’opposto della carne e del sangue (che richiamano aggressività). Dietro l’apparenza, però, l’industria del latte è crudele e cruenta nei confronti delle mucche. La peggiore crudeltà, però, non è quella che si manifesta con le mucche spremute sino alla fine, malate croniche, piagate, rachitiche (e magari anche bastonate e tirate su con i vericelli sul camion della morte). No. La crudeltà più sordida è quella di chi si occupa del ‘miglioramento genetico’ con il fine di produrre super-tori padri di super-mucche (super nel senso della maggior produzione di latte). E’ gente che non si sporca le mani, lavora nei ‘centri studi’ occupandosi di statistica e algoritmi.

Lo stop a questa crudeltà si avrà solo quando entreranno in vigore norme sul benessere delle vacche da latte che imporranno uno stop alla selezione genetica per la produzione di latte (la causa principale dello scarso benessere di questi poveri animali) e norme senza deroghe sul diritto delle bovine a riposare sulla paglia, a camminare sull’erba, ad essere alimentate da erbivori quali dovrebbero essere.

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